LE DONNE NELLE FABBRICHE CITROËN

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Correva l’anno 1914 e le nubi nere della Prima Guerra mondiale oscuravano i cieli d’Europa. Subito dopo la mobilitazione nazionale, dichiarata il primo di agosto, André-Gustave Citroën fu chiamato al fronte ed arruolato nel secondo reggimento d’artiglieria pesante, sezione convoglio di rifornimento, unità di manutenzione e guida autoveicoli, ovviamente!

Il 4 agosto successivo partiva la grande corsa delle truppe tedesche che, dopo aver attraversato il Belgio, il 2 settembre arrivavano a Senlis, a 25 chilometri da Parigi, per poi deviare verso sud, dando alle guarnigioni francesi il tempo di riorganizzarsi e contrattaccare.

 

Quello che fu chiaro a tutti in quei primi mesi di guerra era l’importanza dell’artiglieria, della precisione e del volume di fuoco: un conflitto di posizione, com’era la Grande Guerra, si combatte cercando di indebolire gli avversari sparandogli da postazioni lontane e l’arma principale è il cannone.

 

La Francia scoprì di essere debole sotto questo punto di vista: le scorte di munizioni si esaurirono rapidamente e presto non ci fu nulla da sparare.

Quando l’esercito capì di aver sbagliato nell’inviare al fronte industriali quali André Citroën, i fratelli Peugeot o lo stesso Louis Renault, li richiamò immediatamente a Parigi ed ordinò loro di mettere le loro fabbriche e le loro capacità al servizio del Paese.

 

André Citroën non aveva un suo stabilimento, disponeva di capitali tutto sommato ridotti ma su come andassero fatte le cose aveva idee… chiarissime.

 

Al generale Baquet dello Stato Maggiore propose questo: datemi un terreno, i capitali necessari sottoforma di anticipo sui pagamenti delle munizioni ed io costruirò per voi 10.000 Shrapnel al giorno!

 

Già era incredibile fare 10.000 granate in ventiquattrore, gli Shrapnel (dal cognome del loro inventore) poi erano ancor più difficili da produrre… Il generale tentennò.

 

Ma la situazione al fronte era drammatica: il 9 febbraio del 1915 il governo francese siglò l’accordo con André Citroën (congedato dall’esercito perché potesse lavorare a tempo pieno alla sua nuova fabbrica) che ebbe la possibilità di mostrare di cosa fosse capace!

 

I soldi? Quelli no: l’accoro fu siglato a condizione che l’anticipo fosse ridotto al 5% del costo delle granate, somma che non bastava neppure per l’acquisto del terreno, identificato in quello di una vecchia fabbrica di candeggina sul lungosenna del quai de Javel. Ci vuol altro per fermare André Citroën che meno di un mese dopo, esattamente il 4 marzo 1915, costituì una nuova società finalizzata alla produzione di granate con George-Marie Haardt ed Atanik Eknayan, suoi soci ai tempi in cui André dirigeva la fabbrica di automobili Mors e che conoscevano la genialità dell’industriale francese!

 

I lavori di costruzione iniziarono il 17 marzo, lo stesso giorno in cui fu acquistato il terreno. Rasi al suolo gli edifici inutili (la maggior parte), André Citroën iniziò la costruzione della nuova fabbrica che procedeva parallelamente all’installazione dei macchinari di produzione: man mano che i tetti venivano coperti, i tecnici montavano presse e torni e ne regolavano il funzionamento. Chi dirigeva lo studio d’architettura che faceva funzionare questo complesso meccanismo? Lo stesso André Citroën, ovviamente!

 

Incredibilmente, il 15 giugno 1915 la fabbricazione delle granate prendeva il via, raggiungendo le 1.500 granate al giorno già il 16 agosto. L’anno successivo si sarebbero prodotte le promesse 10.000 granate quotidiane che sarebbero diventate 50.000 (!) l’anno successivo. Nel periodo bellico la fabbrica di André Citroën produsse complessivamente ventitré milioni di proiettili per la Francia e per i suoi alleati.

 

Questo autentico miracolo fu realizzato grazie alle intuizioni geniali di André Citroën: la produzione in catena di montaggio, su due turni ciascuno di undici ore al giorno, sette giorni su sette, senza mai fermare le macchine, l’unificazione del calibro dei proiettili, così da usare le stesse granate su tutti i cannoni dei vari reggimenti ed anche in Marina, ma soprattutto la comprensione del fatto che la mano d’opera tradizionale non era disponibile, per il semplice fatto che quasi tutti gli operai erano stati richiamati al fronte come soldati.

 

Dove trovare, quindi, quelle quarantamila mani necessarie a far funzionare Javel non avendo a disposizione i relativi ventimila uomini? Nelle donne, ovviamente!

Mentre lo Stato francese arruolava i soldati, Citroën chiamava le donne a costruire le munizioni necessarie a vincere la guerra. Senza trascurare le loro esigenze…

 

“Le donne sono sempre state molto rispettate al quai del Javel e noi facciamo sempre di tutto per piacere loro”. Così André Citroën rispondeva qualche anno dopo (nel 1924) ad un giornalista stupito nello scoprire dentro alla fabbrica Citroën la presenza di cooperative di consumo, cinematografo, asili nido, ambulatori medici (incluso lo studio del ginecologo) e di spazi ricreativi condivisi, come le mense con menù identico per operai, impiegati, quadri e dirigenti, in un’atmosfera assolutamente cordiale, ben diversa da quella degli opifici di inizio ‘900. La fabbrica Citroën si prendeva così tanta cura delle donne che vi lavoravano che a Parigi si diffuse una canzoncina che invitava le future mamme ad andare a partorire… in Citroën!

 

Già nella progettazione della fabbrica, André tenne conto delle differenze fisiche tra uomini e donne: esaltando le capacità manuali di queste ultime in fatto di sensibilità e delicatezza e fornendo loro i mezzi ausiliari per alleviare lo sforzo necessario alle attività della fabbrica, come i carrelli a trazione elettrica (siamo nel 1915!) per spostare le rastrelliere con i proiettili o i nastri trasportatori che portavano in giro i pezzi semilavorati.

 

Citroën aveva sposato per necessità le teorie di Frederick Winslow Taylor, l’ingegnere americano di origini irlandesi che aveva concepito l’organizzazione scientifica del lavoro, ma le aveva rese più umane, cancellando almeno in parte gli effetti alienanti della catena di montaggio.

 

Verso la fine della guerra, nel 1918, Citroën decise di dare un futuro a quella fabbrica passando dalla fabbricazione di granate a quella di automobili ed impiegando i metodi di Taylor per la razionalizzazione della produzione. All’interno della fabbrica di munizioni c’erano già gli impianti per la produzione di tubi e di acciaio a taglio rapido (invenzione dello stesso Taylor!) che permetteva di far funzionare le macchine tre volte più velocemente e c’erano le “munitionettes”, ovvero le donne che avevano vinto la guerra armando la Francia. Si trattava di combinare le cose, riqualificando il personale ed ampliando lo stabilimento.

 

Dopo aver costruito un nuovo capannone di 18.000 metri quadri, Citroën avviò la produzione delle macchine necessarie alla fabbricazione di automobili, impiegando 3.500 operai e (soprattutto) operaie che divennero 11.700 alla fine del 1918, quando, con il ritorno dei militari dalla guerra, la percentuale delle donne scese al 21%. Ma l’apprezzamento di Citroën per l’efficienza, la precisione e la sensibilità femminile era tale che quando nel 1920, a produzione avviata, l’organico della fabbrica crebbe in maniera significativa, le donne rappresentarono oltre il 50% dei dipendenti del Double Chevron!

 

Ai tempi della produzione dei proiettili d’artiglieria, nei reparti che curavano le fasi più delicate, la presenza femminile era preponderante, come nel caso delle sale di assemblaggio, dove su 750 presenze, 680 erano donne. A loro disposizione, nella fabbrica di Javel c’erano 4.000 spogliatoi individuali, 1.300 lavandini, 250 wc. L’infermeria, diretta da un primario a tempo pieno, disponeva di molti locali d’attesa, un laboratorio d’analisi, una stazione radiografica, l’ambulatorio ginecologico, la sala d’allattamento e quella operatoria: una clinica completa, con dodici infermiere, dove venivano curate, tra malati ed infortunati, dalle 50 alle 80 persone al giorno.

 

L’asilo nido era situato in una vecchia scuola nel cortile interno di Javel. Dal lunedì al sabato, nei suoi quattro piani ospitava i bambini di età inferiore ai tre anni, era dotato di lavanderia e cucine separate da quelle della fabbrica e consentiva alle madri di allattare cinque volte al giorno i propri figli. Giovani ragazze si prendevano cura dei bambini mentre in una proprietà contigua erano ospitate le madri per la convalescenza post parto ed i bambini più grandi.

 

André Citroën è stato tra i primi a comprendere che la qualità del lavoro è collegata a doppio filo alla qualità della vita di chi lavora, e che il sorriso sul volto dei suoi dipendenti, uomini e donne, è un tesoro senza prezzo.

L’atelier de menuiserie de l’usine automobile Citroen sur les quais de Javel a Paris, ou l’on assemble l’armature des caisses de la type A vers 1921 (en 1919, l’usine de munitions de Andre Citroen s’etait convertie dans la construction automobile) — Carpenter workshop in Citroen factory, c. 1921, Paris