Raikkonen: “Ecco qual è la differenza tra essere in Ferrari e in Alfa Romeo”

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Alla vigilia del round i Singapore 12° della classifica generale piloti con 31 punti a causa di un disastroso GP italiano che gli ha rovinato la media di stagione, Kimi Raikkonen sembra avere le idee chiare su ciò che la sua C38 dovrebbe avere in più per garantirgli sempre e comunque un piazzamento nei primi dieci, come tra l’altro gli è riuscito in otto gare delle quattordici disputate finora.

Per andare meglio avremmo bisogno di più downforce”, ci ha detto quando lo abbiamo incontrato nel Tempio della Velocità. “Lo si può andare a chiedere a chiunque. Tutti puntano a quello in quanto consente di avere maggior spunto.  L’obiettivo comune è essere più veloci. Per il resto dovremmo progredire qua e là”.

Dopo una lunga militanza in Ferrari dal 2007 al 2009 e poi dal 2014 al 2018, il 39enne è  passato all’Alfa Romeo. Un team decisamente meno competitivo e con minor pressione in termini di prestazioni richieste, trattandosi nient’altro che della vecchia Sauber con cui il finnico aveva debuttato in F1 nel 2001.

In realtà a mio avviso non ci sono differenze tra le due squadre. O meglio. Il mio compito all’interno è lo stesso”, ha proseguito nella riflessione. “Sono chiamato ad essere il più rapido possibile. Poi non sempre ci si riesce perché alcuni circuiti si adattano maggiormente di altri alla vettura, ma alla fine con i tecnici si cerca di confrontarsi apertamente. Io condivido con loro le mie sensazioni e indico eventuali cambiamenti o miglioramenti da apportare. E’ stato sempre così, in qualsiasi squadra abbia corso”.

A proposito invece delle modifiche nel corso dei campionati della modalità di preparazione fisica, l’ridato 2007 ha detto: “Per quanto mi riguarda l’allentamento è rimasto uguale, sebbene sì, se andiamo a guardare il genere di lavoro che si faceva una quindicina di anni fa, è tutto diverso. Io cerco di fare quello che mi sento e quello che penso sia più giusto per me. E fino adesso ha funzionato”.

Tornando poi con la mente e le parole al tragico incidente durante la gara del sabato di F2 a Spa, costato la vita alla giovane promessa dell’automobilismo francese Anthoine Hubert, Kimi ha condiviso con noi il suo pensiero. “E’ stato davvero triste. Ci ha fatto ricordare quanto sia pericoloso il motorsport”, ha sottolineato. “A volte anche a basse velocità può capitare l’irreparabile. Va detto, che nel caso specifico, tutto ciò che poteva andare storto è successo. E’ stata una concatenazione di eventi. Sarebbe bastato magari pochissimo per avere un esito diverso. Purtroppo episodi del genere non potranno mai essere evitati in maniera definitiva. Bisogna dunque prenderli come insegnamento”.

E proprio agganciandosi all’importante tema della sicurezza Raikkonen ha ribadito un concetto amaro. “Benché in confronto a dieci anni fa le monoposto di oggi sono molto più resistenti, non è possibile garantire che siano al 100% sicure. Inoltre, anche se il mezzo può attutire il colpo, il corpo umano ha dei limiti. Certo si può progredire e difatti gli studi in questo settore sono continui, tuttavia i rischi non possono essere né eliminati, né pianificati”, ha quindi concluso.

(RM Media)