Il 2025 del mercato automobilistico italiano si è concluso con quello che gli esperti definiscono un “mortaretto” piuttosto che un vero botto. Il mese di dicembre, a parità di giornate lavorative rispetto all’anno precedente, ha fatto registrare un timido ritorno all’attivo con un +2,2%. Tuttavia, questo dato non basta a mascherare un quadro annuale complessivamente sofferente: il bilancio finale delle immatricolazioni di Passenger Cars si ferma a 1.536.045 unità, segnando un calo del 2,12% rispetto al 2024.
A tenere a galla il comparto nell’ultimo mese dell’anno sono state principalmente le auto elettriche (BEV) e le plug-in hybrid (PHEV), che hanno beneficiato dell’effetto coda degli incentivi. Sebbene i volumi mensili siano stati brillanti, la quota di mercato complessiva annua per entrambe le motorizzazioni si è fermata a un identico 6,38%. Un risultato che, nonostante la spinta degli ecobonus, evidenzia come la transizione energetica fatichi ancora a penetrare nel mercato di massa in modo strutturale.
L’analisi dei canali: privati in crisi e il ruolo del noleggio
Scavando nei dati per canale di vendita, emerge una dicotomia profonda. Il canale dei privati, cuore pulsante del mercato e fonte di maggiore marginalità per i costruttori, continua a mostrare segni di emorragia, chiudendo dicembre a -3,5% e l’intero anno con una quota del 54,1%, in calo di oltre 4 punti percentuali. A sostenere i volumi sono stati i canali “tattici”: il noleggio a lungo termine (+11,6% a dicembre) e il noleggio a breve termine, quest’ultimo protagonista di un balzo del 62%.
Un ruolo fondamentale è stato giocato anche dalle auto-immatricolazioni (le cosiddette km zero), che nel 2025 hanno raggiunto una quota del 12%. Come sottolineato dagli analisti, il mercato è rimasto “a galla” grazie a queste strategie di stock e ai noleggi, piuttosto che a una reale ripresa della domanda spontanea. Questo scenario riflette un consumatore cauto, frenato da listini elevati e incertezza tecnologica, mentre le flotte aziendali sembrano reggere meglio l’urto grazie a una fiscalità più vantaggiosa sui fringe benefit.
Veicoli commerciali leggeri: un comparto in affanno
Se le autovetture piangono, i Light Commercial Vehicles (LCV) non ridono affatto. Il settore ha chiuso dicembre con un pesante -5,3%, portando il dato cumulativo annuo a un -5% circa. Con sole 179.000 unità targate in dodici mesi, mancano all’appello quasi 9.500 targhe rispetto all’anno precedente.
Quasi tutti i canali della distribuzione sono rimasti in territorio negativo: dalle micro-imprese (-13,6%) al noleggio a lungo termine (-23,9%). L’unico segnale in controtendenza è arrivato dalle auto-immatricolazioni dei concessionari, cresciute del 70%, un dato che suggerisce la necessità dei dealer di “gonfiare” i volumi per raggiungere gli obiettivi di fine anno. Nonostante il dominio del diesel (oltre il 78% di quota), il calo della domanda in questo segmento appare strutturale e preoccupante per l’economia reale del Paese.
Il macigno delle sanzioni CO2: 3 miliardi di euro di multe
Uno degli aspetti più allarmanti emersi dall’analisi di fine 2025 riguarda i debiti CO2 maturati dai costruttori (OEM). Nonostante l’impennata di vendite di auto elettriche negli ultimi due mesi, il livello medio di emissioni si è attestato a 114 g/km, ben lontano dal target di 93,6 g/km imposto dall’Unione Europea. Questo scostamento si traduce in sanzioni teoriche pesantissime: quasi 3 miliardi di euro per il comparto Passenger Cars e 444 milioni di euro per gli LCV.
Tra i brand, la situazione è eterogenea. Audi guida la classifica delle multe teoriche con 282 milioni di euro, seguita da Fiat (251 milioni) e Volkswagen (238 milioni). Al contrario, marchi come Toyota (in credito di 8 milioni) e i giganti dell’elettrico come BYD (+181 milioni) e Tesla (+114 milioni) si dimostrano estremamente virtuosi. Questo squilibrio evidenzia come la strategia del Green Deal stia mettendo a dura prova i costruttori tradizionali europei a vantaggio dei player focalizzati sulle nuove energie.
Le sfide dei costruttori: Fiat resiste, avanzano i cinesi
La classifica per marca di dicembre vede un recupero di Fiat, che riconquista il primato con un +46,7%, chiudendo l’anno su volumi simili al 2024. Tuttavia, la competizione si fa sempre più serrata. Toyota e Volkswagen seguono a distanza, mentre brand premium come BMW e Audi mostrano performance brillanti in termini di crescita percentuale.
La vera novità è rappresentata dai costruttori cinesi: BYD è entrata nella Top 10 di dicembre, scalzando MG dal trono dei brand orientali. L’avanzata di marchi come BYD, Leapmotor e MG non è più un fenomeno di nicchia ma una realtà consolidata, favorita da prezzi aggressivi e contenuti tecnologici spesso superiori alla media europea. Il consumatore italiano sembra aver “sdoganato” definitivamente questi prodotti, attratto da un rapporto qualità-prezzo che i marchi storici faticano a pareggiare.
Previsioni 2026: una “ripresina” all’orizzonte
Cosa dobbiamo aspettarci per il prossimo anno? Le previsioni di Dataforce per il 2026 ipotizzano una moderata ripresa. Per le Passenger Cars si stima un volume di 1.612.000 unità, con una crescita del 5%. Anche per gli LCV è attesa una risalita simile (+5,4%). Questo ottimismo deriva dal rinnovo dei listini con modelli di nuova generazione più accessibili e dalla spinta dei brand cinesi.
Tuttavia, le criticità rimarranno le stesse: le sanzioni per le emissioni di CO2 non diminuiranno, anzi, potrebbero superare i 3,1 miliardi di euro nel 2026 poiché il mix di vendita non si sposterà abbastanza velocemente verso l’elettrico. Salvatore Saladino, Country Manager di Dataforce Italia, ha espresso toni duri contro le politiche europee, definendo l’ammorbidimento del divieto ai motori termici una “supercazzola” che non cambierà la sostanza di un mercato forzato da incentivi e multe piuttosto che guidato dalle reali richieste dei consumatori.
Motorizzazioni e modelli: il dominio dell’ibrido
Analizzando le alimentazioni, nel 2025 le mild hybrid a benzina hanno definitivamente sorpassato le versioni puramente termiche, che crollano del 30%. Anche il diesel continua la sua parabola discendente, con una quota scesa al 15,3%. Le full hybrid restano la scelta preferita per chi cerca un compromesso affidabile, con la Toyota Yaris Cross a guidare la classifica dei modelli più venduti.
Nel segmento delle elettriche pure, a dicembre si sono distinti modelli come la Leapmotor T03 e la Tesla Model 3, mentre tra le plug-in spicca la BYD Seal U. È interessante notare come lo stock di auto targate (km zero) sia ancora consistente: oltre 121.000 unità sono ferme nei piazzali in attesa di un acquirente, con punte del 46% per le auto a batteria, a dimostrazione che la velocità delle immatricolazioni forzate non sempre corrisponde alla velocità di assorbimento del mercato reale.
















