La sesta giornata della Dakar 2026 è stata quella che spezza le gambe e chiarisce le gerarchie: 915 chilometri complessivi (326 di speciale e 589 di trasferimento) da Hail a Riyadh, con dune e navigazione come giudici supremi. Partito quindicesimo al via, Nasser Al-Attiyah ha trasformato la frazione più lunga dell’edizione in un manifesto: ritmo alto, linee pulite sulla sabbia, scelte fredde nei punti dove basta un errore per buttare via minuti. È su tappe così che emergono davvero i campioni e i progetti maturi, quelli che sanno trasformare la sabbia in un vantaggio.
Il capolavoro di Al-Attiyah e Lurquin: ritmo e precisione
Il qatariota, con Fabian Lurquin al quaderno delle note, ha costruito la vittoria per progressione, senza strappi ma con un’accelerazione continua. Ai controlli intermedi il vantaggio è cresciuto passo dopo passo, fino al sigillo: 3h38’28”, con 2’58” di margine sul primo inseguitore, Sébastien Loeb. L’impressione, nelle sezioni più sabbiose, è stata quella di una guida “in controllo”, come se ogni scelta fosse già stata provata nella testa prima di essere eseguita. E la statistica completa il quadro: per Al-Attiyah, a 55 anni, è l’ennesima conferma di una longevità fuori scala, con almeno una vittoria di tappa in 19 edizioni consecutive.
Classifica generale: Dacia davanti al riposo, vantaggio da gestire
Il successo riporta Dacia Sandriders al comando della classifica generale proprio prima del riposo: 24h18’29” totali e 6’10” di vantaggio. Un margine importante, ma non definitivo, perché nella seconda settimana ogni scelta pesa come un sorpasso: si corre contro il cronometro e contro l’usura, fisica e meccanica. Dietro, Loeb è sesto a +17’36”, mentre gli altri due equipaggi del team restano nel radar: Lucas Moraes decimo a +26’46” e Cristina Gutiérrez tredicesima a +33’45”. Il margine costruito in una sola giornata, però, cambia umore e strategia: difendere è diverso da inseguire, soprattutto quando la navigazione diventa un fattore decisivo.
Loeb, la scossa: dal cambio gomma alla rimonta fino al 2° posto
Se Al-Attiyah ha dettato legge, l’altra notizia è il risveglio di Loeb, capace di girare una giornata potenzialmente storta in un risultato che pesa. Un cambio gomme forzato non lo ha tolto dalla partita: dopo un avvio da ottavo, ha rimontato fino al secondo posto in 3h41’26”, mostrando un feeling crescente sulle dune. «Abbiamo spinto davvero tanto, sulle dune puoi dare il 110%», ha raccontato, sottolineando anche la durezza del percorso tra urti e lettura del terreno. È un podio che restituisce al francese fiducia e punti di riferimento, soprattutto sulle dune dove il ritmo conta quanto la lettura delle creste.
Il lavoro di squadra: Moraes e Gutiérrez, punti e protezione
In un rally-raid moderno, il risultato non è mai solo individuale. Moraes ha limitato i danni da una posizione di partenza complicata, chiudendo 16° in 3h51’20” e restando nella Top 10 assoluta. Gutiérrez, 15ª in 3h51’01”, ha lavorato in chiave di supporto, restando vicina ai riferimenti del team: «Ho provato a seguirlo, ma volava», ha sorriso, fotografando una giornata “da sabbia” che esalta i migliori. Sono piazzamenti che non fanno rumore, ma che in una tappa-monstre diventano preziosi per coprire eventuali imprevisti, portare informazioni sulla traccia e proteggere chi in classifica può giocarsi il bersaglio grosso.
Un dominio che parla di continuità, non solo di velocità
La vittoria di tappa ha anche un valore che racconta la traiettoria del progetto: i Dacia Sandriders arrivano a 17 successi nel Mondiale FIA Rally-Raid (W2RC) dal debutto nel 2024. La Dakar, però, è un esame diverso: qui contano affidabilità, gestione e sangue freddo, oltre al cronometro. E proprio il modo in cui la squadra ha attraversato la prima settimana suggerisce un’organizzazione che non vive di picchi, ma di metodo: quando il percorso diventa navigazione pura, la risposta resta pulita e ripetibile, segno di un pacchetto tecnico e umano che sta trovando la sua forma migliore proprio nel momento chiave.
Cosa succede ora: riposo e ripartenza verso sud
Sabato 10 gennaio è giorno di riposo a Riyadh; domenica 11 la carovana riparte verso Wadi ad-Dawasir con una speciale da 462 chilometri. La classifica resta aperta, ma la fotografia al giro di boa è nitida: su dune e navigazione, oggi, Dacia ha mostrato un passo da riferimento. La seconda settimana dirà se questo vantaggio è un anticipo di vittoria o l’inizio della fase più delicata: quella in cui si deve correre, sì, ma anche saper non perdere.

















