Toyota riparte nel WRC 2026: GR Yaris Rally1 cambia pelle e assetto

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C’è un motivo se il Monte-Carlo continua a essere il metro con cui si misura la solidità di un team: stessa giornata, treclimi diversi. Parti dal porto di Monaco e in poche ore puoi ritrovarti su asfalto pulito, poi in ombra con lastre di ghiaccio, poi ancora su tratti dove la neve “sporca” la traiettoria e cambia tutto, soprattutto nella testa dell’equipaggio. Per Toyota il 2026 inizia esattamente lì: nel rally che non ti regala ritmo, ma te lo toglie a colpi di sorprese.

Toyota arriva da un 2025 record: e il peso dei numeri si sente

Negli ultimi anni il team ha imparato a convivere con la pressione delle statistiche: titoli messi in bacheca, record di vittorie che continua a salire, aspettative che diventano automatiche a ogni partenza. Ma nel WRC i numeri contano fino al primo bivio ghiacciato: la stagione ricomincia e ti ritrovi a dover dimostrare tutto da capo. L’obiettivo dichiarato è chiaro: difendere i titoli, senza trasformare il 2025 in una coperta comoda.

La GR Yaris Rally1 cambia faccia: livrea nuova, lavoro “sotto pelle”

L’impatto visivo c’è: la Rally1 si presenta con una livrea rossa, bianca e nera che si nota subito, soprattutto nei tratti in notturna tra i monti. Ma la parte più interessante è meno fotogenica. Toyota ha sfruttato l’ultima stagione dell’attuale regolamento Rally1 per concentrarsi su due aree dove, al Monte-Carlo, la differenza tra “ci sei” e “ti perdi” spesso è sottile: aerodinamica e sospensioni. Arriva un alettone posteriore rivisto e, soprattutto, nuovi componenti nel sistema sospensivo per ampliare le possibilità di regolazione: un dettaglio che, quando devi inseguire aderenza su asfalti a grip variabile, può valere minuti.

Cinque equipaggi subito in gara: esperienza, continuità e nuova energia

La formazione 2026 è stata rinfrescata inserendo giovani talenti a rinforzare un gruppo che, fin dal primo round, mette in strada cinque equipaggi su GR Yaris Rally1. È una scelta che racconta due cose: da una parte la voglia di non dipendere da una sola punta, dall’altra la necessità di distribuire responsabilità e punti in un calendario lungo 14 gare, su quattro continenti. Il team principal Jari-Matti Latvala non nasconde l’idea di fondo: la vettura dovrebbe essere “solida” grazie agli sviluppi, ma i rivali non stanno certo fermi, e Monte-Carlo è il posto dove te ne accorgi subito.

Ogier, il nono titolo e la fame di sempre: il Monte-Carlo “di casa”

Sébastien Ogier arriva da un finale di 2025 da romanzo sportivo: nono titolo mondiale, record eguagliato, e una coppia ormai rodata con Vincent Landais. Il Monte-Carlo, per lui, non è una tappa come le altre: è il rally che lo ha formato e che continua a dargli una motivazione speciale, anche per un dettaglio geografico e personale—la base a Gap, nel cuore delle Alpi francesi, proprio dove la gara entra nel suo tratto più tecnico e imprevedibile. Ogier lo dice senza giri di parole: festeggiamenti archiviati, si riparte da zero, e l’obiettivo resta lo stesso. Anche perché vincere qui “non diventa mai più facile”.

Evans, Solberg, Katsuta e Pajari: la profondità del garage Toyota

Elfyn Evans riparte per la settima stagione consecutiva con Toyota insieme a Scott Martin: nel 2025 ha chiuso secondo e al Monte-Carlo ha già fatto vedere più volte di sapersi muovere bene tra scelte gomme difficili e tratti che cambiano di chilometro in chilometro. La novità che incuriosisce di più è Oliver Solberg con Elliott Edmondson: arriva dopo il successo nel WRC2 con la GR Yaris Rally2 e dopo una vittoria al debutto in Rally1 in Estonia, e al Monte-Carlo non è un esordiente, con già diverse partecipazioni alle spalle. Poi c’è Takamoto Katsuta, a caccia di un passo avanti rispetto al suo miglior piazzamento qui, e Sami Pajari, che affronta la seconda stagione puntando a trasformare i progressi da rookie in risultati più pesanti. In una stagione lunga, avere più opzioni “credibili” non è un lusso: è una strategia.

Tra gomme chiodate e scelte al buio: il percorso che decide la gara

Monte-Carlo resta un rally di decisioni più che di velocità pura. La variabilità meteo può ribaltare tutto e costringere a scegliere tra una gamma di pneumatici ampia, inclusa la possibilità delle chiodate, per inseguire il compromesso migliore quando non esiste una soluzione perfetta. Il programma promette subito sostanza: giovedì si sale verso le montagne con tre prove in direzione Gap, due in notturna; venerdì altre tre a ovest di Gap; sabato ancora montagna e, in serata, una super speciale che per la prima volta dal 2008 riporta la gara sul fascino crudo del Circuito di Monaco, usando una parte del tracciato del GP. Domenica la chiusura sopra Monaco, con la Power Stage sul Col de Turini: un nome che, da queste parti, non è una cartolina ma un verdetto.

Oltre Monte-Carlo: 14 rally, quattro continenti, finale in Arabia Saudita

Il 2026 non è una sprint: è una stagione da 14 gare che attraversa quattro continenti e si chiude in Arabia Saudita dall’11 al 14 novembre. Proprio per questo l’avvio ha un valore doppio: non solo punti, ma segnali. Toyota arriva con una GR Yaris Rally1 più sviluppata e una struttura che mescola campioni e nuove leve. Ora resta la parte che non si può simulare: partire dal porto di Monaco e scoprire, curva dopo curva, se il lavoro fatto d’inverno regge quando la strada decide di cambiare faccia.