Il lusso che deroga: St. Moritz, motori e sostenibilità a geometria variabile

The I.C.E. St. Moritz affascina il mondo, ma riapre un nodo irrisolto: ambiente rigoroso per molti, flessibile per pochi.

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La magia di The I.C.E. St. Moritz è innegabile. Sul lago ghiacciato dell’Engadina, l’edizione 2026 ha celebrato l’automobile come opera d’arte, riunendo capolavori unici per storia, design e valore. Un evento iconico, capace di proiettare St. Moritz sotto i riflettori internazionali e di generare prestigio, indotto e visibilità globale.

Ma dietro l’eleganza perfetta e l’estetica senza tempo, emerge una riflessione che va oltre i motori. Una riflessione che riguarda il rapporto, sempre più complesso, tra lusso, ambiente e regole.

La Svizzera è tra i Paesi europei più rigorosi sul fronte della mobilità sostenibile. Nelle grandi città come ZurigoGinevra e Basilea, le restrizioni al traffico, le zone a basse emissioni e le politiche di disincentivo ai veicoli più inquinanti sono realtà consolidate. Anche i mezzi moderni, spesso ibridi o Euro 6, subiscono limitazioni sempre più stringenti in nome della tutela ambientale e della qualità della vita urbana.

Eppure, sul ghiaccio di St. Moritz, per due giorni tutto sembra sospeso. Motori storici ad alte emissioni, rombi potenti, carburante che scorre senza compromessi diventano parte dello spettacolo. Non un abuso, certo, ma una deroga implicita. Il messaggio che filtra, inevitabilmente, è quello di un doppio standard: la sostenibilità come dovere per molti, come eccezione per pochi.

Il paradosso si fa ancora più evidente se si guarda a chi crea ricchezza ogni giorno lavorando, spostandosi, entrando nelle grandi città con veicoli sempre più puliti e costosi, spesso penalizzati da divieti, tasse e restrizioni. Di fronte a tutto questo, l’automotive d’élite sembra vivere in una dimensione parallela, dove il valore culturale e simbolico giustifica ciò che altrove non è più ammesso.

Non si tratta di demonizzare eventi come The I.C.E., che rappresentano un patrimonio culturale e un volano economico. Ma forse è legittimo chiedersi se il vero lusso, oggi, non dovrebbe essere quello di anticipare il cambiamento anziché restarne esente. Perché la sostenibilità, per essere credibile, deve essere coerente. E soprattutto uguale per tutti.

Come direbbe il Marchese del Grillo, “io posso” funziona ancora. Ma in un mondo che chiede sempre più responsabilità, la domanda non è più chi può, bensì chi deve dare l’esempio.