Il sorpasso delle auto cinesi: non è più solo una questione di prezzo
Il mercato automobilistico italiano sta vivendo una trasformazione profonda. Se fino a pochi anni fa l’interesse verso i brand orientali era dettato esclusivamente dal risparmio, oggi la musica è cambiata. Secondo l’ultima instant survey di Areté, condotta a gennaio 2026, ben il 73% degli italiani si dichiara pronto a mettersi alla guida di un veicolo prodotto in Cina.
Qualità e Tecnologia: i nuovi driver d’acquisto
Il dato più sorprendente emerso dallo studio riguarda le motivazioni dietro questa apertura. Non è più solo il portafoglio a decidere:
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Qualità e Affidabilità: Il 51% degli intervistati sceglie cinese per la solidità dei materiali e le dotazioni tecnologiche.
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Convenienza economica: Resta un fattore importante per il 45% del campione, ma non è più la leva principale.
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Fiducia nel post-vendita: Il 62% ritiene che l’assistenza dei brand cinesi sia ormai al livello dei marchi storici europei.
“Il prezzo resta un fattore rilevante, ma non è più la leva principale: oggi i consumatori riconoscono ai costruttori cinesi affidabilità e un buon livello qualitativo”, spiega Massimo Ghenzer, Presidente di Areté.
Identikit dell’auto ideale: SUV, Ibrida e sotto i 30.000 euro
Cosa cercano esattamente gli italiani? L’identikit è chiaro: un SUV o un crossover (47%) con motorizzazione ibrida (50%). Nonostante la spinta verso l’elettrico puro, l’ibrido rimane la tecnologia preferita per rispondere alle esigenze di mobilità quotidiana senza l’ansia da ricarica. Il budget? Il “tetto magico” è fissato a 30.000 euro, una soglia che i produttori cinesi riescono a presidiare con estrema competitività.
Showroom e Test Drive: il tocco umano resta fondamentale
Nonostante l’avanzata del digitale, per l’acquisto di un’auto proveniente dal “Celeste Impero” gli italiani non rinunciano alla tradizione. La quasi totalità dei potenziali acquirenti desidera recarsi fisicamente in concessionaria, e per 8 persone su 10 il test drive rimane un passaggio obbligatorio prima di firmare il contratto.
In conclusione, la sfida ai brand europei è ormai aperta e si gioca sul terreno dell’innovazione e della percezione di valore. La “diffidenza” sta lasciando spazio a una scelta consapevole e pragmatica.












