Easter Jeep Safari 2026: Jeep celebra la 60ª edizione a Moab

eep torna a Moab per la 60ª edizione dell'Easter Safari: presentata una lineup di concept audaci tra cui spicca il richiamo alla Cherokee del 1984.

0
56

Per Jeep, Moab non è una semplice località geografica, ma il terreno dove si misura la credibilità di un marchio nato per l’avventura. L’Easter Jeep Safari 2026 assume quest’anno un valore storico: il brand festeggia la 60ª edizione della manifestazione nello Utah con una lineup di concept Jeep definita come la più grande e audace di sempre. L’evento, previsto dal 28 marzo al 5 aprile 2026, attirerà oltre 20 mila appassionati nel cuore pulsante del fuoristrada americano.

Il cuore dell’evento al Walker Drug

Il quartier generale sarà ancora una volta il Walker Drug nel centro di Moab, trasformato nella “casa” ufficiale del brand. Non si tratta solo di uno spazio espositivo, ma di un punto di incontro per la community con attivazioni immersive e contatto diretto con i veicoli. L’obiettivo è chiaro: riaffermare l’identità Jeep restando in mezzo alla propria gente, celebrando una cultura 4×4 che sa ancora sorprendere unendo passato e futuro.

I protagonisti: i nuovi Concept 2026

La vera attrazione sono i nuovi prototipi sviluppati con Jeep Performance Parts (JPP) by Mopar, esposti da lunedì 30 marzo a venerdì 3 aprile:

  • Jeep Wrangler Anvil 715 Concept: focalizzata sull’overlanding puro e funzionale.

  • Jeep Wrangler BUZZCUT Concept: una configurazione a due posti aggressiva per capacità estreme.

  • Jeep Grand Wagoneer Commander Concept: un mix di lusso full-size e attitudine off-road.

  • Jeep Wrangler Laredo Concept: un ritorno all’essenza meccanica e ruvida del mito.

  • Jeep XJ Pioneer Concept: un omaggio alla Cherokee del 1984, che funge da ponte ideale per il grande ritorno della Cherokee nel 2026.

Oltre allo spettacolo, Jeep conferma il suo impegno nel sociale e nella tutela ambientale, collaborando con i Red Rock 4-Wheelers e il Bureau of Land Management per la manutenzione dei sentieri, dimostrando che il fuoristrada è un’identità culturale profonda e non solo marketing.