Al-Attiyah subito secondo, Loeb tattico: Dacia Sandriders convince alla Dakar

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Yanbu alza subito l’asticella: rocce, passaggi stretti e zero margine

Alla Dakar non esistono giornate “di rodaggio”, e la prima tappa lo ha ricordato a tutti con una chiarezza brutale. L’anello con partenza e arrivo a Yanbu ha messo sul tavolo il menù tipico dei giorni che contano: passaggi stretti, terreno spezzato, pietre taglienti e quei cambi di ritmo che trasformano ogni scelta in un rischio. In un contesto così, la velocità pura è solo una parte della storia: il resto lo scrivono la gestione degli pneumatici, la lucidità in navigazione e la capacità di non compromettere la gara nelle prime ore.

Il segnale più netto arriva da un dato: Dacia Sandriders chiude la giornata con quattro equipaggi dentro la Top 15 della generale. Non è un lampo isolato, ma una compattezza di squadra che pesa, perché nelle prime tappe la Dakar inizia già a separare chi “può” da chi “spera”.

Al-Attiyah, esperienza da campione: attacco e prudenza nella stessa frase

Se c’è un pilota che sa trasformare la Dakar in un esercizio di strategia, quello è Nasser Al-Attiyah. Il qatariota, con Fabian Lurquin alle note, interpreta la frazione inaugurale con un approccio quasi chirurgico: evitare danni nel tratto più cattivo, e solo dopo alzare il ritmo. Il risultato è un secondo posto di sostanza, costruito in 3h08m29s, che vale più di una semplice posizione: è il messaggio di chi vuole restare agganciato ai leader senza pagare interessi nei giorni successivi.

La sensazione è che Al-Attiyah stia già ragionando “a tappe”, ma nel senso più dakariano del termine: la prima settimana è una selezione, la seconda è la resa dei conti. Ed è qui che il lavoro sul Dacia Sandrider sembra offrire un punto di partenza solido: affidabilità e passo, senza la frenesia di cercare subito l’effetto speciale.

Loeb sceglie la tattica: perdere tempo oggi per guadagnare domani

La Dakar è anche l’arte di scegliere quando non vincere. Sébastien Loeb ed Edouard Boulanger vivono una giornata più movimentata, con problemi alle gomme in due occasioni diverse: un imprevisto che su un percorso così roccioso può diventare una sentenza. Eppure, il nove volte campione del mondo WRC la trasforma in una partita a scacchi: al chilometro 70 era secondo provvisorio, poi il ritardo lo fa scivolare indietro, ma il decimo posto finale resta gestibile.

Qui entra in gioco la logica del rally-raid: non puntare alla vittoria di tappa significa anche evitare di “aprire” la strada il giorno dopo, con tutto ciò che comporta in termini di navigazione e tempo perso. Partire più indietro nella seconda tappa può diventare un vantaggio concreto, soprattutto se le tracce saranno poche e il terreno continuerà a mordere. In sintesi: Loeb non è uscito ridimensionato, è uscito posizionato.

Moraes e Zenz: debutto di coppia, ritmo controllato e segnali incoraggianti

Per Lucas Moraes la prima tappa ha il sapore del debutto doppio: difendere ambizioni importanti nel W2RC e, nello stesso tempo, costruire intesa con il nuovo navigatore Dennis Zenz in condizioni reali di gara. L’undicesimo posto nasce da una scelta precisa: prudenza nei tratti più cattivi, piede alleggerito dove le pietre possono trasformare un colpo in una notte di lavoro.

L’elemento chiave, però, è la qualità della comunicazione in abitacolo. Nelle sezioni dove le tracce diventano rare, la sinergia tra pilota e copilota non è un “plus”: è la differenza tra arrivare e perdersi. E il fatto che l’equipaggio sia rimasto pulito, senza errori pesanti, racconta di un potenziale che potrebbe crescere tappa dopo tappa.

Gutiérrez reagisce alla foratura: resilienza e Top 15 a portata di mano

C’è una parola che alla Dakar vale quanto la velocità: reazione. Cristina Gutiérrez e Pablo Moreno la mettono in mostra dopo una foratura nelle fasi iniziali, quando la fiducia rischia di incrinarsi proprio nel momento in cui serve più freddezza. Dopo il passaggio in zona assistenza, l’equipaggio ritrova ritmo e chiude quindicesimo, a pochi minuti dalla vetta: un risultato che, letto con il contesto di una tappa selettiva, suona come un tassello prezioso per la classifica e per il morale.

Avere quattro vetture Dacia Sandriders nelle prime quindici posizioni non è soltanto una fotografia: è una dichiarazione di solidità e di metodo. In un rally dove l’errore più piccolo può costare ore, la continuità di squadra è spesso il vero capitale.

Il Sandrider 2026 cresce: meno peso, più raffreddamento, più guidabilità

Dietro i tempi c’è sempre un lavoro che non si vede. La versione 2026 del Dacia Sandrider porta aggiornamenti mirati su ciò che in Arabia Saudita fa la differenza: riduzione del peso, impianto di raffreddamento più efficiente, ottimizzazione di visibilità e comfort in abitacolo. Sono dettagli che diventano enormi quando la temperatura sale e le distanze si dilatano.

Resta centrale anche il tema della sostenibilità, con l’impiego di carburante sostenibile fornito da Aramco: una scelta che si inserisce nella trasformazione del rally-raid moderno, sempre più laboratorio tecnico oltre che sfida sportiva. Completano il pacchetto gli pneumatici BFGoodrich, chiamati a resistere proprio a quel tipo di pietre che hanno segnato la prima giornata.

Da Yanbu ad AlUla: la seconda tappa promette di essere ancora più dura

Ora la carovana si sposta verso AlUla, e la seconda tappa alza ulteriormente la complessità: circa 400 km cronometrati, terreno montuoso, continui cambi di ritmo e una componente di navigazione destinata a contare. Il fondo resterà a lungo roccioso prima di aprirsi in un finale più scorrevole, e la gestione gomme tornerà a essere una variabile decisiva.

Con le posizioni di partenza determinate dalla prima tappa, la battaglia tattica entra nel vivo: Al-Attiyah dovrà capitalizzare il podio parziale, Loeb proverà a sfruttare una partenza più favorevole, mentre gli altri equipaggi Dacia cercheranno continuità e pulizia. Alla Dakar, spesso, il vero obiettivo non è vincere oggi: è non perdere domani.