Avenger torna SUV n°1: quota oltre 5,5% e spinta elettrica in crescita

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Il finale del 2025 parla italiano e ha un nome preciso: Jeep Avenger. Nel mese di dicembre, secondo l’elaborazione di Dataforce, il modello torna in cima alla classifica e si riprende lo scettro di SUV più venduto d’Italia, confermando una continuità che ormai somiglia a un’abitudine. Non è solo un picco di fine anno: è il segnale di una domanda che, nel segmento più combattuto, continua a premiare un’idea di prodotto centrata e facile da capire.

Quote e posizionamento: leadership nel comparto e nei B-SUV

I numeri raccontano una leadership che si vede sia in alto sia nel dettaglio. La quota di Avenger nel comparto SUV supera il 5,5%, mentre tra i B-SUV la market share sfiora l’11%. È qui che si gioca la partita vera, perché il B-SUV è il “centro del ring” del mercato: prezzi, dimensioni e utilizzo quotidiano si incastrano perfettamente con le esigenze di chi vuole un’auto unica per città, tangenziale e weekend.

L’elettrico pesa (e cresce): Avenger tra i B-SUV BEV

C’è poi un dato che merita attenzione perché fotografa un cambio di mentalità: Avenger è anche seconda tra i B-SUV 100% elettrici, con una quota del 15,4%. In un contesto in cui l’elettrico continua a cercare il proprio equilibrio tra prezzo, infrastrutture e valore residuo, questo risultato suggerisce che una parte di clienti sta iniziando a scegliere la batteria non come “scommessa”, ma come opzione concreta e praticabile.

Il podio del 2025: Avenger terza assoluta in Italia

La somma di mese e anno porta a un traguardo ancora più significativo: Avenger figura al terzo posto assoluto nel mercato italiano 2025, considerando tutti i segmenti e tutte le motorizzazioni. In altre parole: non è soltanto un successo “di categoria”, ma un modello che entra stabilmente nelle preferenze trasversali degli italiani, al pari delle vetture più generaliste e storicamente dominanti.

 “Freedom of Choice”: la formula che spiega la continuità

Dietro la continuità, più che un singolo colpo di marketing, c’è una strategia industriale semplice: offrire davvero libertà di scelta. Il concetto di Freedom of Choice si traduce in una gamma che copre bisogni diversi senza cambiare identità: l’interpretazione 100% elettrica per chi punta sulle emissioni zero, l’e-Hybrid a 48V con automatico per chi vuole ridurre consumi senza stravolgere abitudini, la benzina con manuale per chi cerca immediatezza e convenienza, e la soluzione 4xe con trazione integrale elettrificata per chi non vuole rinunciare alla “firma” Jeep anche quando l’asfalto finisce. In questo quadro, le serie speciali aggiungono immagine e desiderabilità: l’idea è portare nel quotidiano un gusto da “oggetto” senza perdere sostanza.

Nuova Jeep Compass: ordini aperti e un debutto che cambia il quadro

Accanto ad Avenger, l’ultimo scorcio del 2025 mette in scena un altro passaggio importante: la nuova Jeep Compassentra nella fase commerciale con ordini già aperti. È un modello strategico perché gioca un gradino sopra, dove il cliente chiede più spazio, più tecnologia e una versatilità da auto “totale”. E soprattutto perché segna una transizione industriale concreta, con l’avvio della produzione nello stabilimento di Melfi, uno snodo che nel racconto dell’auto italiana vale più di una semplice localizzazione produttiva.

Piattaforma, motori e numeri chiave: la Compass guarda lontano

Compass arriva come terza generazione di un SUV globale che ha superato i 2,5 milioni di vendite nel mondo e poggia sulla piattaforma STLA Medium, pensata per ospitare più tecnologie senza compromessi eccessivi. L’offerta si annuncia ampia: ibrido efficiente, plug-in e versioni 100% elettriche fino a 375 CV, con trazione integrale e un’autonomia dichiarata fino a 650 km. Sul fronte efficienza, un Cx di 0,29 punta a ridurre consumi e a migliorare la resa in viaggio; sul fronte identità Jeep restano elementi come Selec-Terrain, protezioni dedicate e quote da vero SUV, con altezza da terra oltre 200 mm e capacità di guado fino a 480 mm. Il messaggio è chiaro: più tecnologia, sì, ma senza perdere quella sensazione di robustezza “pronta a tutto” che il pubblico associa al marchio.