Quando un anno “buono” non resta un episodio ma diventa una traiettoria, allora il dato assume un peso diverso. Il 2025 ha consolidato quanto costruito dodici mesi prima, trasformando la spinta del 2024 in una base più solida. In un mercato che alterna accelerazioni e frenate, la filiale italiana ha rafforzato un ecosistema fatto di rete commerciale, servizi finanziari e noleggio, con un obiettivo chiaro: crescere senza perdere qualità. Il risultato, a fine anno, è una fotografia che parla di leadership premium confermata e di una presenza sempre più capillare, anche sul fronte della soddisfazione cliente e della raccomandabilità dei brand.
I numeri del Gruppo: 89.486 immatricolazioni e +7,4%
Il bilancio complessivo dice 89.486 unità immatricolate tra i brand BMW e MINI, con una crescita del 7,4%. È un progresso che non nasce da un singolo exploit, ma da una somma di performance: la stabilità della gamma BMW, la ripartenza decisa di MINI e il record di Motorrad. Sullo sfondo, un elemento che pesa sempre di più: la capacità di offrire soluzioni “a spettro completo”, dall’acquisto tradizionale alle formule di finanziamento e noleggio, che riducono la frizione all’ingresso e fidelizzano nel tempo.
BMW: quota premium al 29,5% e passo avanti sulle elettrificate
Il brand BMW chiude il 2025 con 73.230 immatricolazioni, in crescita del 3,1% rispetto al 2024. Ma la cifra che racconta meglio la posizione del marchio è un’altra: la quota nel mercato premium sale al 29,5%, guadagnando 0,6 punti. È un indicatore di forza competitiva, perché significa difendere — e migliorare — la leadership mentre la concorrenza si riorganizza e l’offerta si amplia.
Sotto la lente c’è poi la transizione energetica, che in Italia procede a ondate. Le vetture elettriche raggiungono 5.046unità (+25,3%), mentre le elettrificate arrivano a 10.305 (+72,6%). Tradotto: la domanda sta premiando le soluzioni intermedie e “di compromesso intelligente”, capaci di combinare efficienza e praticità, senza obbligare il cliente a cambiare tutto — dalla ricarica alle abitudini.
MINI: +32,1% e ritorno ai volumi “naturali” dopo la transizione
Il 2025 è anche l’anno in cui MINI ritrova i suoi volumi storici in Italia: 16.256 unità, con un balzo del 32,1% sul 2024. Un risultato che pesa, perché arriva dopo una fase di trasformazione profonda: cambio di modello di business e rinnovamento completo della gamma. In questo contesto, la crescita non è solo quantitativa ma anche “industriale”: la marca dimostra di aver assorbito il passaggio e di saper ripartire con una proposta più coerente, moderna e distintiva.
Che l’elettrico stia diventando una componente strutturale lo dimostrano le 2.371 MINI full electric consegnate: numeri che, in un brand fortemente identitario, indicano che l’innovazione può convivere con lo stile e con l’esperienza di guida che il pubblico si aspetta.
Motorrad: record assoluto e dominio nel premium sopra 500 e 750 cc
Sul fronte due ruote, BMW Motorrad firma un altro anno da incorniciare: 16.755 unità, +1,2%. Non è solo un record assoluto: è la conferma della leadership nel premium, nel segmento oltre 750cc e oltre 500cc, cioè nelle fasce dove contano davvero tecnologia, prestazioni e valore residuo. A dare la misura dell’impatto commerciale ci sono i modelli simbolo: BMW R 1300 GS e BMW R 1300 GS Adventure risultano le moto più vendute del mercato oltre 500cc in Italia, un primato che fa da traino all’intera gamma e alimenta l’effetto “community” tipico del mondo GS.
Perché questi risultati contano anche per il 2026
Dietro i numeri, il segnale più interessante è la qualità della crescita. Da un lato l’espansione del perimetro — con servizi e canali capaci di sostenere l’accesso al prodotto — dall’altro la capacità di difendere la quota premium mentre aumenta la pressione competitiva. E poi c’è la variabile elettrificazione: la crescita delle elettrificate e delle elettriche suggerisce che la domanda sta maturando, anche se non in modo lineare. Se il 2024 era stato l’anno della spinta, il 2025 sembra quello della solidità: una base che, se mantenuta, può rendere più “prevedibile” la corsa del 2026, soprattutto per chi riesce a mettere insieme prodotto, rete e servizio in un’unica esperienza.

















