Brembo ha incassato un risultato che nel mondo della componentistica conta quasi quanto un contratto con un grande costruttore: Brembo è l’unica azienda italiana a ottenere la doppia “A” di CDP nelle valutazioni su cambiamento climatico e gestione dell’acqua. Il punto non è la medaglia in sé, ma cosa certifica: la capacità di misurare, rendicontare e soprattutto migliorare, in un contesto dove i numeri non sono più un optional.
Clima e acqua: due partite che decidono la competitività
Nell’automotive la sostenibilità non è più un tema “di immagine”. È un fattore di costo, di accesso ai capitali e di selezione nella catena di fornitura: chi non dimostra progressi rischia di rimanere fuori dalle gare, soprattutto in Europa. In Italia il segmento dei fornitori high-tech vive di export e di relazioni con i grandi gruppi: per molti, stare al passo con standard ambientali sempre più severi diventa una condizione per restare nel gioco.
È qui che la griglia di CDP diventa interessante: nel 2025 l’organizzazione ha assegnato punteggi da “D-” fino ad “A” e la valutazione annuale è considerata un riferimento globale per trasparenza e azione ambientale.
Il dato che racconta il cambio di passo
Tra i numeri che accompagnano la valutazione, uno si legge subito: nel 2024 Brembo ha ridotto dell’8% le emissioni di CO₂ rispetto al 2023, anche grazie a una migliore qualità dei dati e a un’efficienza più spinta nei processi produttivi. In tempi in cui molti obiettivi vengono annunciati e poi rimandati, un taglio misurato anno su anno è un segnale concreto.
Sul fronte acqua, l’azienda cita il progetto Re-Water in Messico: l’idea è riutilizzare acque reflue trattate per alimentare gli stabilimenti locali, riducendo prelievi e sprechi e trasformando un vincolo in una leva operativa. In un settore dove la continuità produttiva è tutto, gestire bene l’acqua non è “greenwashing”: è resilienza industriale.
Una fotografia del gruppo, tra impianti e ricerca
Il dato più “sottotraccia” è l’ampiezza della macchina organizzativa messa in campo. Brembo opera in 18 Paesi e ha coinvolto tutti i siti nel tracciamento e nella raccolta delle informazioni, coordinate da un team centrale multidisciplinare. Il gruppo conta oltre 16.000 persone e 39 siti produttivi e commerciali, con 10 centri di ricerca e sviluppo e 2 Inspiration Lab. Nel 2024 il fatturato è stato di 3.840,6 milioni di euro.
Cosa significa per il mercato: freni, performance e responsabilità
Per un marchio legato alle prestazioni, la vera partita è tenere insieme due promesse: continuare a innovare su sicurezza e performance, e contemporaneamente ridurre l’impronta ambientale lungo il ciclo di vita. Brembo resta un player globale dei sistemi frenanti per auto, moto e veicoli commerciali e, nel motorsport, ha costruito mezzo secolo di credibilità. Nel 2025 ha anche acquisito Öhlins, ampliando il perimetro su componenti premium.
Qui c’è un punto spesso sottovalutato: anche con la crescita dell’elettrico, i freni non “spariscono”. La frenata rigenerativa alleggerisce il lavoro dell’impianto, ma la sicurezza richiede componenti affidabili e prestazioni ripetibili. E in Europa, dove l’attenzione alle emissioni non riguarda solo lo scarico, cresce la sensibilità anche verso l’impatto dei materiali e delle polveri legate all’usura.
In questo scenario, la sostenibilità diventa un linguaggio comune con i costruttori: non basta consegnare un prodotto eccellente, bisogna dimostrare come lo si produce. E con l’Europa che stringe i criteri su trasparenza e rendicontazione, la pressione si sposta sempre più a monte, dentro l’industria automotive e la sua filiera.
Il messaggio finale: chi misura meglio, corre più lontano
L’ambizione dichiarata dall’azienda è contribuire alla mobilità del futuro con soluzioni digitali e sostenibili. Tradotto: investire in processi e tecnologie che rendano credibile la transizione, senza perdere velocità sul prodotto. Prezzi o ricadute commerciali immediate legate a questo risultato sono, al momento, non ancora comunicato; ma il segnale per il settore è chiaro: la partita si gioca sulla concretezza dei dati e sulla capacità di trasformarli in azioni, anno dopo anno. Per i fornitori italiani è anche una bussola: chi investe ora, evita rincorse domani.
















