Commissione UE e target CO₂: la critica di Atlante e il piano 2026

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Il pacchetto automotive presentato il 16 dicembre 2025 dalla Commissione Europea mantiene la traiettoria verso la mobilità a zero emissioni, ma introduce una maggiore flessibilità: dal 2035 il taglio allo scarico scende al 90%, con un 10% compensabile tramite “crediti” legati a acciaio low-carbon, e-fuels e biofuel. La proposta dovrà ora passare al vaglio di Consiglio e Parlamento; intanto le reazioni sono divise, tra chi invoca pragmatismo e chi teme un segnale di rallentamento dell’elettrificazione. 

La lettura di Atlante: “una risposta miope alla trasformazione”

Per Stefano Terranova, CEO di Atlante, la revisione è il segnale che in Europa manca oggi la forza politica per difendere apertamente l’obiettivo del 100% al 2035. Il rischio, sostiene, è alimentare l’idea che l’innovazione possa ancora ruotare attorno alla neutralità tecnologica e a scorciatoie regolatorie, proprio mentre la competizione globale sull’auto elettricaaccelera. 

Investimenti e infrastrutture: la scommessa resta elettrica

Atlante, attiva nel Sud Europa con ricarica rapida e ultra-rapida, conferma il piano di investimenti in Europa e in Italia con il supporto della controllante TCC Group Holdings. In Italia la rete ha già superato i 1.400 punti di ricarica attivi: numeri che raccontano un’infrastruttura ormai “di sistema”, non più sperimentale. 
Nel 2026 proseguirà l’installazione di green energy hub: stazioni che integrano ricarica, storage e, dove possibile, fotovoltaico in sito, per rendere l’energia più locale e ridurre la dipendenza da fonti fossili anche nelle ore di picco. 

Perché la partita è economica prima che ideologica

Dietro la polemica c’è un punto industriale: se le regole diventano più incerte, le risorse rischiano di spostarsi su tecnologie “di transizione” invece che sulle filiere del futuro. Terranova chiede una lettura più lungimirante delle misure UE: sostegno agli investimenti, tempi chiari e procedure più veloci per connessioni di rete e autorizzazioni, perché la “rivoluzione” dell’EV – silenziosa ma già in corso – non aspetta le esitazioni della politica.