A Pieve Emanuele, nella cornice del Castello Tolcinasco Golf Resort & Spa, la Federazione Italiana Golf ha presentato una visione che guarda oltre il calendario: far crescere il settore paralimpico con obiettivi misurabili e una filiera più solida.
Il punto è concreto: non basta “aprire le porte”, bisogna rendere l’ingresso possibile. E per farlo servono metodo, competenze e alleanze.
Programma 2026: élite, tecnologia e formazione
La strategia 2026 si muove su più binari. Da una parte un percorso Élite per atleti Under 35, anche provenienti da altre discipline, per costruire un gruppo capace di ispirare e alzare l’asticella agonistica. Dall’altra un lavoro strutturale: rafforzare le sinergie con INAIL e CIP, portando tecnologia e supporto al servizio di chi cerca nello sport una nuova prospettiva.
Centrale anche la formazione: la Scuola Nazionale FIG punta a preparare tecnici sempre più competenti, perché inclusione significa anche qualità dell’insegnamento e dell’accoglienza.
Circoli più accessibili: mappare barriere e soluzioni
L’accesso reale si misura in centimetri: rampe, percorsi interni, spazi e servizi. Per questo prende peso la mappatura delle barriere architettoniche nei circoli, con il supporto di World4All. Rendere visibili gli ostacoli è il primo passo per eliminarli.
Sul lungo periodo, l’ambizione è allinearsi agli standard internazionali e sostenere il percorso che mira all’ingresso del golf nelle Paralimpiadi, con l’orizzonte del 2036 come riferimento.
FIG-Kia: la mobilità come parte del gioco
Accanto al piano tecnico arriva la collaborazione triennale tra FIG e Kia Italia, pensata per sostenere la mobilità dei golfisti durante raduni ed eventi. Se una trasferta diventa un problema, lo sport perde talenti prima ancora di iniziare.
La scelta si lega alla elettrificazione: un veicolo 100% elettrico come Kia PV5 viene proposto come risposta alle esigenze di spostamento e logistica, con l’idea che la sostenibilità sia anche efficienza e accessibilità.
Eventi, visibilità e “diritto di accesso”
La crescita passa dagli appuntamenti: confermato l’Open d’Italia ProAbili anche nel 2026 e in programma un Campionato Europeo a Squadre per golfisti con disabilità nel luglio 2026, con sede ancora da definire. Eventi che danno continuità e creano modelli, soprattutto per chi si avvicina oggi al movimento.
La chiusura con una tavola rotonda sul “diritto di accesso allo sport” ha riportato tutto alla sostanza: la modernità di una disciplina si vede da quanto è capace di togliere attriti, non di aggiungerne.
Un 2026 pieno di tappe, ma con una regia unica
La programmazione non riguarda solo il paralimpico. Nel 2026 la Federazione vuole “tenere insieme” i diversi livelli del movimento: dagli appuntamenti di vertice, come l’Open d’Italia maschile (con più azzurri attesi al via) fino al ritorno del Ladies Italian Open e alla conferma delle tappe senior. L’idea è che la visibilità dei grandi eventi diventi un faro anche per i percorsi di base: più attenzione mediatica, più curiosità, più nuove iscrizioni.
Dal progetto alla cultura: quando l’inclusione diventa marketing
C’è un passaggio delicato, spesso ignorato: cambiare percezione. Per questo, accanto al lavoro tecnico, si parla anche di campagne dedicate per avvicinare al golf chi oggi lo considera distante o “non per tutti”. Un’iniziativa come GOLFPOPnasce proprio con questo obiettivo: semplificare l’approdo nei circoli e raccontare lo sport in modo più accessibile, includendo con chiarezza anche le persone con disabilità.
Non a caso, al confronto sul “diritto di accesso” si sono seduti allo stesso tavolo istituzioni, ricerca applicata (come il Laboratorio Protesi INAIL di Budrio), associazionismo sportivo e mondo brand. È in questo incrocio – sport, tecnologia, comunità – che una partnership può diventare più di una sponsorizzazione: un acceleratore di opportunità.
Cosa cambia davvero, da qui a dodici mesi
La scommessa si vedrà nei dettagli: quanti nuovi atleti entreranno nel percorso Élite, quante strutture saranno rese più accessibili, quanta continuità avrà il supporto alla mobilità. Se questi indicatori cresceranno insieme, il golf italiano avrà costruito un modello replicabile anche oltre il green.
















