Ci sono vittorie che sanno di copione perfetto, e altre che arrivano con quel retrogusto di sorpresa che ti costringe a ricalibrare la percezione di un progetto. La Dakar 2026, per Defender Rally, rientra nella seconda categoria: al primo anno, la squadra porta a casa la classe Stock con Rokas Baciuška e Oriol Vidal, davanti ai compagni di team Sara Price e Sean Berriman, mentre Stéphane Peterhansel con Mika Metge chiude quarto. Il segnale, al di là della classifica, è chiaro: il marchio ha scelto la porta più “scomoda” per presentarsi — quella dei mezzi vicini alla produzione — e l’ha trasformata in vetrina tecnica.
Perché la Stock 2026 è diventata la categoria da tenere d’occhio
Negli ultimi anni la Dakar è stata dominata dal racconto dei prototipi, delle soluzioni estreme, dei dettagli da laboratorio mobile. Ma la Stock — ripensata per riportare al centro vetture nate “da concessionaria” e poi adattate al raid — ha iniziato a catalizzare attenzione per un motivo semplice: parla una lingua che il pubblico capisce al primo sguardo. Se vinci lì, non stai solo dimostrando velocità: stai costruendo credibilità sul prodotto, sull’architettura e sull’affidabilità in condizioni che non perdonano. Non a caso, anche fuori dal perimetro dei comunicati, la narrativa internazionale ha letto questa Dakar come l’anno in cui la Stock ha smesso di essere “contorno”.
Dieci volte 1-2-3: il dato che racconta davvero la Dakar di Defender
C’è un dettaglio che vale più di una foto sul podio: la ripetizione. In 10 tappe su 13, i tre equipaggi Defender hanno infilato un risultato 1-2-3 di classe. In una gara dove basta un errore di navigazione, un sasso fuori posto o una temperatura che sale per buttare via mezz’ora (o una Dakar intera), la continuità è la metrica più “onesta”. E infatti il sigillo arriva anche nella tappa 13, con Baciuška-Vidal davanti a Peterhansel-Metge e Price-Berriman a completare il tris: non un lampo, ma la fotografia di una squadra che ha trovato ritmo e metodo.
D7X-R e OCTA: quando la parentela con la serie non è marketing
Il punto interessante, per chi guarda oltre il cronometro, è l’oggetto: la Defender Dakar D7X-R nasce sulla stessa base industriale e mantiene legami dichiarati con la Defender OCTA, la versione più prestazionale della famiglia. Non è un dettaglio “da brochure”: in Stock il regolamento ti costringe a lavorare con ciò che l’auto è davvero — architettura, trasmissione, ingombri, compromessi — e a rendere robusto ciò che su strada può permettersi di essere solo veloce. La D7X-R, pur adattata al mondiale rally-raid con carreggiata più ampia, più altezza da terra, sospensioni dedicate e raffreddamento rivisto, porta in gara anche un V8 biturbo 4.4 supportato da sistema mild-hybrid a 48V nella declinazione OCTA: tanta potenza, sì, ma soprattutto tanta “resistenza” quando i chilometri diventano un test di materiali e temperature.
Il fattore squadra: meccanici, gestione e la Dakar che non si vede in TV
La Dakar è crudele perché non premia solo chi va forte: premia chi riesce a ripetere un processo per due settimane. Qui Defender ha giocato una partita adulta: gestione dei rischi, disciplina nelle riparazioni, capacità di tenere tre auto in finestra prestazionale senza farle esplodere. Le parole dei piloti insistono su un punto che gli addetti ai lavori conoscono bene: le notti in bivacco, la manutenzione fino a tardi, l’organizzazione che evita le “piccole” sviste (che in Arabia Saudita diventano grandi). Ed è probabilmente lì che si costruisce un 1-2 di classe, più ancora che in una singola speciale.
Com’è finita la Dakar 2026 “overall”, e cosa cambia per la lettura del risultato
Mettere in prospettiva aiuta: nella classifica auto assoluta, la Dakar 2026 è stata vinta da Nasser Al-Attiyah con la Dacia Sandrider, in un’edizione che ha confermato quanto la navigazione conti quasi quanto la velocità pura. È un promemoria utile anche per la Stock: se in un contesto così variabile Defender riesce a trasformare il debutto in una prova di forza, significa che il pacchetto — auto, equipaggi, gestione — era già sorprendentemente maturo.
Il prossimo banco di prova: W2RC in Portogallo a marzo
Il bello (o il rischio, dipende dai punti di vista) arriva adesso: una vittoria così crea aspettative. Defender Rally tornerà in azione nel World Rally-Raid Championship al bp Ultimate Rally-Raid Portugal, in calendario dal 17 al 22 marzo 2026. Un terreno diverso dall’Arabia Saudita, più europeo e “sporco” nel senso tecnico del termine: variabile, spesso insidioso, dove la velocità può diventare un boomerang se l’assetto non lavora bene sul lungo. Dopo la Dakar, però, il messaggio è già partito: la Stock non è più una categoria di passaggio, e Defender ha appena alzato l’asticella.

















