Due storie nate a inizio Novecento, un linguaggio comune
C’è un punto in cui l’industria dell’auto e quella dell’orologeria si assomigliano: la capacità di trasformare l’ingegneria in desiderio. È da qui che prende forma l’orologio Lancia HF realizzato con Eberhard & Co., proposto attraverso una rete selezionata di rivenditori. Un oggetto che parla a chi riconosce il valore dei simboli e il peso della memoria tecnica.
Dal prototipo Lambda ai primi cronografi da polso
Le radici della collaborazione affondano nel secolo scorso. Lancia, fondata nel 1906, costruisce la sua reputazione anticipando la modernità: il prototipo Lambda del 1921 diventa una dichiarazione di metodo. Sul fronte svizzero, Eberhard & Co. (1887) si impone presto nel mondo dei cronografi, firmando soluzioni e brevetti pionieristici: nel 1919 arriva il primo cronografo da polso della Maison, quando il tempo iniziava a diventare davvero “strumento”.
Gli anni Trenta e l’accelerazione dell’innovazione
Negli anni ’30, mentre Lancia mette su strada Augusta e Aprilia, ridefinendo aerodinamica e architettura, Eberhard & Co. consolida il legame con il motorsport: il cronografo rattrappante, capace di doppio cronometraggio, racconta un’idea di precisione che nasce in gara. Anche gli anni difficili non interrompono la spinta; il dopoguerra, poi, trasforma entrambe le firme in fabbriche di icone.
Dalle granturismo alle collezioni leggendarie
È nel boom post-bellico che si fissano capitoli fondamentali. Da una parte le Aurelia e Flaminia, dall’altra collezioni come Scafograf, Contograf e Scientigraf: nomi che, per appassionati e collezionisti, sono ancora oggi sinonimo di una stagione in cui lo stile non era separato dalla sostanza. È lo stesso filo che, decenni dopo, rende naturale una collaborazione capace di tenere insieme strada, polso e competizione.
HF, elefantino rosso e ritorno nel rally: il cuore del progetto
Tra anni ’70 e ’90 il DNA sportivo diventa identità. Lancia entra nella storia dei rally con Fulvia HF e soprattutto con Delta (HF 4WD e Delta Integrale), costruendo un palmarès che l’ha resa un’icona. In parallelo, Eberhard & Co.attraversa la crisi del quarzo senza rinunciare alla meccanica tradizionale e nel 1992 inaugura la collezione Tazio Nuvolari, rafforzando un immaginario fatto di velocità e strumenti.
Oggi quell’immaginario si aggiorna: il nuovo logo HF (lettere inclinate) torna protagonista insieme all’elefantino rossocon la proboscide alzata, simbolo introdotto nel 1953 e legato a determinazione e coraggio. Non è un dettaglio grafico: è la firma che accompagna il rientro di Lancia nel rally, con un ponte verso il motorsport contemporaneo e la nuova Ypsilon Rally2 HF Integrale, attesa in WRC2 nel FIA World Rally Championship 2026.
Com’è fatto l’orologio Lancia HF: dettagli da intenditori
Il segnatempo Lancia HF nasce con una ricetta chiara: riconoscibilità immediata e contenuto tecnico. Cassa in acciaio da 41 mm, movimento meccanico automatico, quadrante con finitura “soleil” declinato in blu, bianco o nero. Gli indici luminescenti migliorano la leggibilità, mentre i richiami rossi – sulla lancetta dei secondi e sul “60” della minuteria – aggiungono una nota sportiva senza eccessi.
Sul fondello compaiono logo, referenza e numerazione progressiva: un dettaglio che parla a chi colleziona. Le opzioni al polso seguono due personalità: cinturino in pelle vintage con cuciture rosse, oppure bracciale in acciaio Chablis con chiusura 2CLICK®. La produzione è limitata: 120 esemplari per ciascuna variante di quadrante.
Tre interpretazioni, tre caratteri: il blu strizza l’occhio alla tradizione sportiva, il bianco punta su un’eleganza più “instrument”, il nero gioca la carta della sobrietà. In ogni caso, i dettagli rossi fanno da filo conduttore e richiamano l’estetica HF senza trasformare il quadrante in una bandiera.
Un heritage che non vive di nostalgia
Il punto non è inseguire il passato, ma renderlo leggibile nel presente. Questo orologio usa simboli forti – HF, High Fidelity, elefantino rosso – e li traduce in un segno contemporaneo, concreto. Un oggetto da collezione, sì, ma anche un promemoria: certe sigle, quando tornano, non lo fanno per caso.

















