Da dicembre 2025 la cucina italiana è entrata nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità UNESCO. Non è un trofeo da mettere in bacheca: è un megafono. Perché quando un gesto quotidiano – impastare, cuocere, condividere – diventa cultura riconosciuta, ogni territorio ha un motivo in più per farsi raccontare, e non solo in alta stagione.
Ecco perché le Marche, oggi, suonano ancora più interessanti. Qui la cucina non nasce “in laboratorio”, ma da un incastro naturale: il mare Adriatico da una parte, gli Appennini dall’altra. È una regione che ti fa cambiare scenario in mezz’ora e, spesso, anche appetito.
Marche: l’incontro tra costa e colline che si sente nel piatto
Il bello delle Marche è che non chiedono di scegliere: ti danno il mare e poi, appena giri l’ultima rotonda, ti portano su strade interne dove l’orizzonte si stringe tra campi, boschi e borghi. È un paesaggio che invita a rallentare, a fermarsi “solo per un assaggio” e a scoprire che quel piatto ha un accento diverso a dieci chilometri di distanza.
In questo tipo di viaggio, l’itinerario lo decide più spesso la curiosità che il navigatore. E la cucina diventa una bussola: una trattoria a ridosso delle colline, un bar di porto che profuma di caffè, un forno che sforna ancora come una volta.
Opel Grandland Plug-in: 195 CV, ma l’idea è viaggiare meglio
Per muoversi in una regione così, serve un’auto che sappia essere elastica: pronta quando la strada sale, tranquilla quando attraversi un centro storico. Opel Grandland Plug-in gioca questa partita con una potenza combinata di 195 CV, grazie al lavoro in coppia tra benzina ed elettrico, e con la possibilità di viaggiare anche in modalità solo elettrica per percorrenze che, sulla carta, arrivano fino a 97 km WLTP (e possono salire in urbano).
Il punto, però, non è “fare il record”. È la sensazione di guida: silenzio quando vuoi ascoltare la strada (o la playlist), spinta immediata quando serve uscire da una curva puliti e senza affanno. Una plug-in ben calibrata, in un contesto come questo, si rivela più pratica di quanto sembri: ti godi la parte lenta del viaggio senza rinunciare alla sostanza.
Guidare al buio nelle Marche: qui i fari contano davvero
Chiunque abbia fatto una provinciale marchigiana di sera lo sa: asfalto che cambia, tratti stretti, curve che arrivano all’improvviso e, ogni tanto, quella pioggia fine che sembra “sciacquare” la luce. È qui che la sicurezza non è una parola, ma un aiuto concreto.
I fari a matrice Intelli-Lux HD di Grandland portano la tecnologia in un terreno reale: più di 50.000 elementi (51.200, per essere precisi) per gestire il fascio luminoso in modo estremamente “chirurgico”, schermando gli altri utenti e tenendo illuminata la traiettoria con più precisione rispetto alle generazioni precedenti. E in caso di maltempo, la logica di funzionamento tiene conto anche dei riflessi su strada bagnata, regolando l’intensità per ridurre l’abbagliamento.
Head-up display e comandi fisici: meno distrazioni, più guida
La sicurezza, spesso, è una somma di piccole scelte intelligenti. L’Head-up display (a colori) proietta sul parabrezza le informazioni principali, inclusa la navigazione: il risultato è semplice da spiegare e ancora più semplice da apprezzare, perché lo sguardo resta dov’è giusto che resti, sulla strada.
Poi c’è una soluzione che oggi sembra quasi “contro-tendenza”, ma che su strada fa la differenza: i comandi fisici per la climatizzazione. Quando devi cambiare una temperatura o sbrinare in fretta, il gesto intuitivo vale più di qualunque menu. È un modo concreto per limitare le distrazioni, soprattutto mentre ti muovi tra borghi e tratti misti.
Manovre e parcheggi: l’altra faccia del viaggio gastronomico
Dopo un pranzo serio – di quelli in cui “assaggi” significa fare spazio nel piatto – nessuno ha voglia di combattere con parcheggi stretti e manovre millimetriche. Qui entrano in gioco sensori anteriori e posteriori, la telecamera a 360 gradi e quei dettagli che alleggeriscono la routine, come il freno di stazionamento elettronico che si gestisce da solo, o il cambio automatico che va in parcheggio quando spegni.
Sembra banale finché non arrivi sul lungomare di Fano nel momento sbagliato, o in un vicolo di Urbino dove ogni centimetro conta. A quel punto capisci perché “facile” è una parola importante quanto “potente”.
Olive all’ascolana, crescia e Moretta: tre tappe che fanno scuola
Ascoli Piceno è una promessa mantenuta: olive all’ascolana che non sono solo un’icona da aperitivo, ma una ricetta vera, con ripieno di carni miste, profumi pieni e quella croccantezza che ti convince al primo morso. È uno di quei piatti che sembrano semplici finché non provi a rifarli a casa.
A Urbino cambia tutto: la crescia sfogliata è un comfort food che parla agli studenti e a chi ama lo street food fatto bene. La trovi farcita con casciotta d’Urbino DOP, prosciutto, verdure grigliate: pochi ingredienti, ma centrati, come spesso succede quando una tradizione è viva.
E poi c’è la costa, con la Moretta di Fano: un caffè corretto che nasceva per scaldare i pescatori d’inverno e oggi crea dipendenza dichiarata. Anice, brandy, rum, una scorzetta di limone: non è solo una bevanda, è un rituale.
Verdicchio nel bagagliaio e tartufo in agenda: quando il viaggio non finisce
Se un itinerario gastronomico è riuscito, torni con qualcosa. E qui Opel Grandland Plug-in gioca una carta molto concreta: il bagagliaio. Si parte da 550 litri e si arriva a 1.645 litri abbattendo gli schienali posteriori, spazio sufficiente per portarsi a casa qualche cartone di Verdicchio, un Bianchello del Metauro scelto bene, o più semplicemente la spesa “seria” fatta in un’azienda agricola lungo strada.
Ultima tappa, ma non per importanza: Acqualagna e il suo tartufo, vicino alla Gola del Furlo. Qui la cucina diventa caccia al profumo, e il territorio si fa esperienza. In fondo è questo il senso del riconoscimento UNESCO: non una medaglia, ma una spinta a viaggiare meglio, scegliendo luoghi che hanno ancora qualcosa da raccontare, nel piatto e fuori. 



















