Il Noleggio a Lungo Termine ha chiuso il 2025 con un numero che, da solo, spiega perché ormai non è più un fenomeno “da addetti ai lavori”: 1.101.630 contratti, +16,1% in un anno. Ma il dato che fa davvero rumore è il confronto con il 2021: in quattro anni i volumi complessivi sono quasi raddoppiati. Non è un semplice rimbalzo post-pandemia: è un cambio di abitudini, legato a una parola che nel mercato dell’auto pesa come un macigno, oggi più di ieri: prevedibilità dei costi.
Il canone “tutto incluso” come antidoto alla svalutazione (e alle sorprese)
Negli ultimi anni comprare un’auto è diventato più complicato da “calcolare”. Listini in salita, tempi di consegna variabili, normative che riscrivono l’offerta e un’usato che non è più la valvola di sfogo di una volta. In questo contesto, il noleggio gioca una partita semplice: sposta l’ansia dal “quanto varrà tra tre anni” al “quanto pago al mese e cosa c’è dentro”. Manutenzione, assicurazione, gestione: per molti utenti la convenienza non è solo economica, è mentale. E infatti il NLT sta scardinando, con calma ma senza ripensamenti, l’idea che la proprietà sia l’unico modo “serio” di avere un’auto.
Le aziende restano la colonna portante, ma il segnale vero arriva dai privati
Il business continua a fare la parte del leone: le società valgono l’85,8% del mercato con 944.945 contratti. Eppure il 2025 racconta una storia più interessante guardando ai privati: 156.685 contratti, +19,1% in un anno. Una crescita più veloce di quella aziendale (+15,6%) che fotografa un passaggio culturale: sempre più famiglie stanno trattando l’auto come una “spesa di servizio”, un po’ come l’energia o la telefonia. Se la macchina cambia rapidamente (tecnologie, alimentazioni, incentivi, restrizioni), la scelta più razionale per molti diventa non legarsi troppo a lungo a un bene che perde valore e richiede gestione.
La scossa delle ricaricabili: BEV e plug-in oltre il +50%
Il 2025 conferma anche un’altra dinamica: quando si parla di transizione, il noleggio spesso arriva prima. I contratti per vetture ricaricabili (ECV) hanno accelerato con decisione: sia PHEV sia BEV crescono di oltre il 51% rispetto al 2024. È un punto chiave, perché il noleggio riduce il rischio percepito: per molti utenti, soprattutto privati, diventa una prova lunga abbastanza da capire se ricarica, autonomia e abitudini quotidiane “tornano” davvero, senza l’incognita della rivendita. Nel frattempo le aziende, che ragionano su percorrenze e operatività, continuano a guardare al diesel come scelta funzionale per certe missioni: un doppio binario che spiega bene perché il mercato italiano procede a velocità diverse.
SUV ovunque: la guida alta domina e sposta l’equilibrio dei segmenti
Se c’è un capitolo dove non servono interpretazioni, è quello delle carrozzerie: i SUV valgono il 58,9% delle preferenze totali nel NLT e tra i privati arrivano al 64,2%. Le berline tengono il secondo posto (28,8%), mentre le station wagon restano una nicchia (10,2%) quasi “protetta” dalle flotte aziendali. Il cuore del mercato, però, batte nel Segmento C: i SUV medi sono la scelta di oltre un quarto dei clienti. Tradotto: dimensioni da famiglia, posizione di guida alta, versatilità. E nel noleggio questa formula funziona ancora di più, perché permette di salire di segmento senza l’impatto iniziale di un acquisto tradizionale.
La mappa del noleggio: Lombardia in testa, ma il Sud spinge sui privati
Guardando la geografia, la Lombardia resta il motore principale con il 30,7% dei contratti nazionali, seguita dal Lazio (14,3%). Fin qui, la fotografia è coerente con la distribuzione di aziende e grandi centri direzionali. Ma appena si isola la clientela privata, la cartina si ribalta: Calabria (32,9%), Molise (32,7%) e Puglia (29,3%) sono le regioni con la quota più alta di contratti firmati da persone fisiche. È un segnale interessante perché racconta un noleggio che sta diventando soluzione concreta anche fuori dalle aree dove tradizionalmente si concentra il mercato corporate: non solo “flotte”, ma mobilità quotidiana.
Contratti più corti: l’auto diventa più “cambiabile” (e più spesso)
Un altro indizio di maturità del settore è la durata media: nel 2025 scende a 21 mesi, dai 23 del 2024. È una piccola variazione che però descrive un mondo più dinamico: l’utente vuole flessibilità, e l’offerta si sta adattando. Le aziende non-automotive restano più stabili (24 mesi), mentre alcune formule arrivano fino a 9 mesi. In pratica cresce l’idea dell’auto “ponte”: una soluzione per coprire un periodo, aspettare un modello nuovo, prendere tempo prima di passare all’elettrico o semplicemente adeguare la macchina a una fase di vita diversa.
Dealer e costruttori: quota piccola, ma leva forte sull’elettrico. E il 2026?
Nel 2025 i Dealer e i Costruttori conquistano una quota del 4,7% e si distinguono per la penetrazione più alta di BEV (21,9%). Non è un dettaglio: significa che la rete può diventare un acceleratore reale dell’elettrico, se riesce a trasformare il noleggio in un’esperienza semplice (ordine, consegna, assistenza, ritiro) e non in un percorso a ostacoli. La sfida del 2026 sarà tutta qui: mantenere il ritmo in un contesto economico più complicato, senza perdere il vantaggio competitivo della formula “tutto chiaro, tutto incluso”. Perché ormai il messaggio è passato: il noleggio non è più un piano B. Per molti italiani è già il modo più pratico di stare dentro un mercato dell’auto che cambia troppo in fretta per essere affrontato con le vecchie regole.
















