La soglia dei 3,35 milioni: il target 2026
Dopo un 2025 chiuso con numeri mai così alti, Kia ha fissato l’asticella per il prossimo giro di boa: 3,35 milioni di veicoli venduti nel 2026. L’indicazione arriva dai documenti societari diffusi a inizio anno e punta a dare continuità al ciclo favorevole del marchio, trasformando la crescita degli ultimi anni in un “nuovo standard” in un mercato che, tra guerre di prezzo e costi in aumento, non concede più margini di errore.
Un record nel 2025, ma il target è rimasto a portata di mano
Il contrasto è solo apparente: il 2025 si archivia come un anno da record, con circa 3,14 milioni di vendite globali, ma leggermente sotto il traguardo programmato. L’obiettivo indicato per il 2025 era 3,22 milioni: lo scarto è di poco più di 84 mila unità. Non è una frenata, piuttosto un promemoria di quanto siano sottili i margini tra logistica, mix di mercato e calendario di consegne quando si corre su volumi così elevati.
Dove si gioca la crescita: estero, Corea e PBV
Nel disegno 2026 il baricentro resta fuori dai confini domestici. La proiezione si appoggia soprattutto ai mercati esteri, con un obiettivo di 2.775.000 unità, affiancato da 565.000 unità attese in Corea. A completare il quadro c’è la voce dei veicoli dedicati alle flotte e ai servizi, con circa 10.000 unità previste. Insieme, queste tre componenti compongono il traguardo dei 3,35 milioni e indicano chiaramente dove il marchio vede lo spazio di manovra nel breve periodo.
Perché alzare ancora l’asticella (senza strafare)
Puntare a crescere nel 2026 significa muoversi su un equilibrio delicato. Inflazione dei costi, pressione sui prezzi e concorrenza rendono rischioso promettere corse “a doppia cifra”. Ecco perché il target appare misurato: circa +4,2%rispetto all’obiettivo 2025. È un segnale di fiducia, ma con i piedi piantati a terra, in un contesto legato a tassi d’interesse, incentivi a intermittenza e fiducia dei consumatori: tre variabili che possono cambiare volto a un mercato nel giro di poche settimane.
La strategia: elettrificazione “a due velocità”
Nel breve periodo la parola d’ordine è elettrificazione pragmatica. La crescita delle auto elettriche resta centrale per immagine e innovazione, ma non può più essere l’unico pilastro in un mercato che alterna accelerazioni e frenate. Per questo aumenta l’attenzione su una gamma ibrida più ampia, soprattutto nei modelli di grande volume. Nei segmenti SUV e crossover, l’ibrido diventa la risposta immediata alle incertezze del cliente su costo totale e valore residuo, mentre l’elettrico cresce dove infrastrutture e incentivi lo rendono conveniente.
Il mix prodotto conta quanto i volumi
Il traguardo dei 3,35 milioni non passa solo dal “quanto”, ma dal “cosa”. Il mix di allestimenti e motorizzazioni sostiene il prezzo medio e quindi la capacità di investire in tecnologia e rete. Qui entrano due leve: aggiornare rapidamente i modelli più richiesti e gestire con precisione l’allocazione per area geografica, evitando colli di bottiglia sulle versioni più domandate. Nel 2026 conteranno anche software, servizi connessi e qualità dell’esperienza post-vendita: elementi che, a parità di prodotto, spostano la scelta.
Mercati e geografie: l’estero resta il motore
La crescita dipende dalla tenuta dei mercati più redditizi e dalla capacità di difendere quote in Europa e Nord America, dove la competizione sui listini è più aggressiva e le regole sulle emissioni spingono verso l’offerta elettrificata. Parallelamente, il mercato domestico resta un pezzo importante del totale, anche come piattaforma di lancio e validazione: ciò che funziona “in casa” spesso diventa il benchmark per industrializzazione, qualità e tempi di risposta della rete.
Commerciale leggero e nuovi business: la carta dei PBV
C’è poi un tassello che può fare la differenza: l’espansione nel mondo dei veicoli “su misura” per flotte e logistica, spesso riassunti sotto l’etichetta PBV (Purpose Built Vehicles). In un contesto in cui le flotte cercano TCO più basso e connettività, il commerciale leggero elettrificato può diventare un acceleratore. Il volume 2026 è ancora contenuto, ma è una prova generale: qui si gioca una relazione diversa con i clienti, fatta di servizi, uptime e contratti pluriennali.
Un obiettivo che misura la tenuta della marca
In sintesi, Kia arriva al 2026 con un record in tasca e con l’ambizione di trasformare un “mancato di poco” in un risultato pieno. Il numero – 3,35 milioni – parla agli investitori e alla filiera, ma soprattutto misura capacità di esecuzione: tempi di consegna, competitività di prezzo, velocità di aggiornamento del prodotto. Se la combinazione tra EV, ibridi e modelli ad alto volume continuerà a convincere i clienti, il 2026 può diventare un anno di conferma. Un obiettivo ambizioso, ma coerente con un anno chiuso al massimo storico.

















