Post-vendita più sostenibile: Renault lancia oli “circolari” con Castrol

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La transizione dell’auto non si misura più soltanto in chilometri a emissioni zero. La partita si gioca sempre di più su ciò che sta “attorno” al veicolo: produzione, utilizzo, ricambi e soprattutto manutenzione. È qui che Renault Group decide di spostare l’asticella, portando nel post-vendita una novità che parla di economia circolare in modo concreto: una gamma di lubrificanti co-brandizzati con Castrol formulati con oli base rigenerati. Il messaggio è semplice ma potente: ridurre l’impatto ambientale non significa solo cambiare alimentazione, ma ripensare i materiali e i fluidi tecnici che tengono in vita milioni di auto già su strada. 

Una prima assoluta in Europa per le specifiche più recenti

La scelta ha un valore simbolico e industriale: Renault diventa il primo costruttore a introdurre questa tecnologia “circolare” nelle proprie specifiche più aggiornate per gli oli motore. In altre parole, l’approccio non viene confinato a prodotti di nicchia o a sperimentazioni da laboratorio, ma entra nel perimetro delle raccomandazioni tecniche più attuali, quelle che guidano davvero la manutenzione nella rete e presso i clienti. È un passaggio che allarga il concetto di decarbonizzazione anche ai veicoli con motore a combustione ancora in circolazione, cioè la parte più grande del parco reale. 

Renault Castrol GTX: il primo prodotto e la copertura del parco circolante

Il cuore dell’iniziativa è la linea Renault Castrol GTX, che si arricchisce di formulazioni basate su rigenerazione. Il primo prodotto a debuttare è l’olio conforme alla specifica RN17 (5W-30), già disponibile nella rete europea. E qui arriva il dato che rende l’operazione più di un annuncio “green”: con questo singolo lubrificante, Renault dichiara di poter coprire le esigenze di manutenzione di oltre il 50% dei veicoli del Gruppo che circolano oggi in Europa. È una leva immediata, perché agisce su volumi reali e frequenti: i tagliandi. 

Dal pregiudizio alla prova: prestazioni equivalenti agli oli “vergini”

Quando si parla di rigenerazione, il rischio è sempre lo stesso: l’idea che “riciclato” significhi automaticamente compromesso. Qui la logica è opposta. Gli oli esausti recuperati vengono sottoposti a processi di raffinazione avanzata che non si limitano a filtrare, ma riportano la base lubrificante a uno stato paragonabile a quello originale, eliminando impurità e prodotti di ossidazione. Il punto, per l’automobilista, è concreto: i nuovi lubrificanti rispettano i requisiti tecnici richiesti e mantengono inalterate protezione del motore, prestazioni termiche e condizioni di utilizzo previste, senza “scorciatoie” sulla qualità. 

Meno impronta di carbonio: l’effetto misurabile della rigenerazione

Il vantaggio ambientale non viene raccontato in astratto. L’impiego di basi rigenerate consente una riduzione della carbon footprint stimata tra il 13% e il 24% rispetto a lubrificanti tradizionali. È una forbice importante perché si applica a un prodotto consumabile, ripetuto nel tempo, e quindi capace di generare un impatto cumulativo significativo. Inoltre, la rigenerazione incentiva il recupero degli oli usati, trasformando un potenziale rifiuto critico in una risorsa, con un duplice beneficio: meno dispersione e minore dipendenza dall’estrazione di nuovo petrolio. In chiave aziendale, questo approccio lavora anche sulle emissioni indirette della catena del valore, le cosiddette Scope 3, spesso le più difficili da ridurre. 

Un piano che si completa nel 2026: l’obiettivo “gamma totale”

La strategia non si ferma al primo lancio. Renault può già contare su lubrificanti introdotti in precedenza per le specifiche RN700 e RN710, e ha un percorso di completamento già tracciato: entro il 2026 arriveranno anche gli oli conformi alle specifiche RN720 e AN2022. A quel punto, l’ambizione è diventare l’unico costruttore a proporre una linea completa di oli motore premium basata interamente su basi rigenerate, adatta a coprire l’intero portafoglio modelli. In un settore dove la sostenibilità spesso si ferma al prodotto nuovo, qui il lavoro punta a incidere sul “durante”, cioè sulla vita dell’auto. 

La partnership come acceleratore: sostenibilità senza compromessi

Dietro l’operazione c’è un’idea di fondo: la transizione ecologica non si fa da soli. La collaborazione tra Renault Groupe Castrol evidenzia come le sinergie industriali possano trasformare esigenze ambientali in soluzioni tecniche praticabili, disponibili e scalabili. Da un lato, il costruttore alza gli standard del proprio post-vendita; dall’altro, un player globale dei lubrificanti risponde a una domanda crescente di prodotti ad alte prestazioni ma a minore impatto. In un’auto che cambia velocemente, anche un fluido “invisibile” può diventare un tassello decisivo per rendere la mobilità davvero più circolare.