In un’epoca in cui trattenere le persone conta quanto assumerle, la certificazione Top Employers è diventata una sorta di cartina tornasole: non misura la promessa, ma la capacità di trasformare le politiche HR in pratiche quotidiane. Il percorso di valutazione passa da una survey che scava nelle strategie e nei processi, con una lettura ampia che va dalla people strategy al wellbeing, dalla formazione alla DEI (Diversity, Equity & Inclusion).
Non è un fenomeno “di nicchia”: Top Employers Institute, attivo da oltre 30 anni, certifica oggi 2.053 aziende in 121 Paesi, con un impatto dichiarato su oltre 9,5 milioni di persone. Numeri che aiutano a capire perché, ormai, il tema sia entrato nel lessico di chi fa impresa e di chi cerca lavoro.
Renault Italia confermata Top Employer 2026: cosa dice il risultato
Per il 2026 Renault Italia ottiene di nuovo la certificazione Top Employer, ma la notizia non è solo la conferma: il punteggio cresce in modo netto. Il risultato complessivo arriva a 84,7%, con un incremento di 5,1 punti rispetto all’anno precedente.
È il quarto anno di certificazione e, soprattutto, è l’anno in cui il Gruppo Renault Italia entra “a pieno titolo” nel benchmark dell’industria automotive: un passaggio simbolico, perché colloca l’azienda dentro un confronto diretto con i migliori standard del settore, in un momento in cui il lavoro nell’auto sta cambiando pelle.
La trasformazione dell’auto sta riscrivendo anche le regole delle HR
Nel settore automotive, parlare di risorse umane oggi significa parlare di trasformazione industriale. Elettrificazione, software, nuovi modelli di vendita, accelerazione sul dato: la tecnologia cambia le competenze richieste e aumenta la competizione per attrarre profili sempre più richiesti (e spesso corteggiati anche da settori diversi, dal tech alla consulenza).
Dentro questo scenario, la “qualità della vita in azienda” smette di essere un benefit accessorio e diventa un fattore di solidità: riduce turnover, migliora continuità interna, alimenta appartenenza. In altre parole, è un pezzo della performance. Ed è qui che una certificazione come Top Employers diventa un indicatore utile anche per leggere la direzione di un’organizzazione.
People Strategy: quando la centralità della persona diventa operativa
Renault, da sempre, lavora su un posizionamento percepito come vicino alle persone: positivo, empatico, inclusivo. Ma il punto, per un’azienda, è dimostrare che questa identità non resta sul piano del racconto. La People Strategy serve proprio a questo: mettere coerenza tra cultura interna, obiettivi e scelte organizzative.
Il miglioramento del punteggio 2026 racconta un’evoluzione concreta di questo impianto. Non un “progetto HR” isolato, ma un percorso che negli ultimi anni ha accompagnato il cambiamento del brand e del modo di lavorare, con l’ambizione di garantire un’esperienza professionale più solida e curata, giorno dopo giorno.
Diversity & Inclusion: iniziative concrete, non slogan
Tra le aree dove Renault Italia si è distinta con un miglioramento rispetto al 2025 ci sono Diversity & Inclusion e People Strategy. E qui conta molto il “come”: non dichiarazioni, ma azioni ripetute e riconoscibili.
Un esempio sono i Talk D&I bimestrali, pensati come momenti di sensibilizzazione e confronto su temi specifici: tra questi anche la neurodiversità in azienda. In un mercato dove la DEI rischia spesso di restare un’etichetta, la differenza la fa proprio la continuità: appuntamenti ricorrenti, linguaggio pratico, contenuti che aiutano i team a lavorare meglio insieme.
Wellbeing: dalla cura fisica alla salute mentale (ONE HEALTH)
Il tema del benessere sul lavoro è diventato centrale dopo anni di “stress diffuso” e carichi emotivi sempre più evidenti. Oggi il benessere non è solo palestra o convenzioni: è prevenzione, ascolto, equilibrio, accessibilità di strumenti e attenzione ai segnali che arrivano dalle persone.
In questa direzione si inserisce il programma ONE HEALTH, introdotto nel quadro di una strategia di Total Wellbeing: un approccio che tiene insieme salute fisica e mentale. È un passaggio rilevante perché sposta l’asticella: non si parla più di singole iniziative, ma di un’idea di cura integrata, che riconosce la complessità della vita lavorativa contemporanea.
Il ruolo del team HR e la spinta manageriale
Dietro i risultati, spesso, c’è un lavoro silenzioso e metodico. Nel caso di Renault Italia, il percorso degli ultimi quattro anni porta la firma di un’impostazione HR che ha messo attenzione su progettazione e continuità, guidata dal Direttore Risorse Umane del Gruppo Renault Italia, Giuseppe Mantegna, con il coinvolgimento della struttura di direzione.
Il messaggio che arriva dal vertice è chiaro: l’obiettivo ora è mantenere il livello di eccellenza raggiunto, ascoltando ancora meglio i bisogni dei collaboratori e rendendo l’esperienza lavorativa coerente con l’identità del brand. In un tempo in cui “innovazione” ed “empatia” raramente convivono davvero, la sfida è farle camminare insieme anche nei processi interni.
Perché il riconoscimento conta: reputazione, attrattività e continuità
Una certificazione come Top Employers non risolve tutto e non è una bacchetta magica. Però, nel mercato del lavoro attuale, funziona come un segnale: verso chi è già in azienda (che vuole capire se le parole diventano scelte), verso chi sta valutando un cambiamento, e anche verso l’esterno, dove il tema “lavoro” pesa sempre di più nella reputazione di un brand.
Per Renault Italia, il dato 2026 racconta soprattutto una traiettoria: crescita misurabile, focus su benessere e inclusione, e l’intenzione di giocare la partita dell’automotive non solo su prodotto e tecnologia, ma anche su cultura organizzativa. Perché la trasformazione, alla fine, passa sempre dalle persone.

















