Non basta più costruire auto efficienti: oggi il valore si misura anche in ciò che un’azienda riesce a recuperare, riutilizzare e rimettere in circolo. È su questa idea che SEAT e CUPRA hanno impostato il nuovo Circular Economy Hub, un centro che trasforma la fine di un ciclo – o meglio, la fine “apparente” – in un inizio operativo fatto di componenti selezionati, materiali salvati e processi ripensati. La produzione resta centrale, ma accanto alla catena di montaggio cresce un’altra catena: quella del recupero, dove ogni pezzo può diventare materia prima per la prossima fase. È un cambio di mentalità: dall’usa-e-getta alla manutenzione del valore oggi.
Perché la Zona Franca è più di un indirizzo
La scelta di Barcellona non è casuale. Nella storica area industriale della Zona Franca prende forma un presidio che riutilizza strutture esistenti e le riconverte a funzioni diverse: non più officina tradizionale, ma luogo dove la vettura viene scomposta con un obiettivo preciso, ridurre lo spreco di risorse e la dipendenza da materia “nuova”. In un settore che corre verso l’elettrificazione, questa logica pesa quanto la potenza di un motore: è la sostenibilità a diventare performance, perché ogni chilogrammo recuperato evita estrazioni, lavorazioni e trasporti aggiuntivi.
Investimenti e una scommessa sulla decarbonizzazione
Il progetto nasce con un investimento complessivo di 4,85 milioni di euro, sostenuto anche da 1,32 milioni di finanziamento pubblico tramite PERTE dedicato all’economia circolare. Dietro i numeri c’è una scelta di campo: intervenire sull’intera catena del valore, mettendo a terra un modello che riduce consumi, scarti ed emissioni. La decarbonizzazione non passa solo da energia rinnovabile e impianti più efficienti, ma anche dal taglio della materia vergine necessaria a produrre ricambi e componenti. In altre parole, la CO₂ si riduce anche “a monte”, evitando che un pezzo nuovo debba essere realizzato quando ne esiste già uno recuperabile in sicurezza, portando la sostenibilità dentro i processi, non fuori come etichetta.
Dal prototipo al ricambio: come funziona il recupero
La prima ondata di lavorazioni riguarda i veicoli di pre-produzione, indispensabili per test e validazioni ma non destinati alla vendita. Qui entrano in gioco procedure rigorose: ogni parte viene ispezionata, classificata e indirizzata al percorso più sensato. Quando un componente è idoneo, può rientrare nella catena di fornitura interna; quando non lo è, viene avviato al riciclo o alla rigenerazione. La collaborazione con partner specializzati apre anche alla rivendita di pezzi rigenerati: una via concreta per offrire ricambi più accessibili e, allo stesso tempo, ridurre la pressione produttiva su nuovi pezzi.
“Reduce & Grow” e l’orizzonte zero waste
L’hub è uno degli strumenti chiave della strategia “Reduce & Grow”, collegata al piano di sostenibilità “Regenerate+” del Gruppo. L’obiettivo intermedio è netto: entro il 2025 ridurre del 60% i rifiuti inviati agli impianti di gestione rispetto ai livelli del 2010. Più avanti, la direzione è arrivare a essere zero waste entro il 2050, trasformando gli scarti in risorse e minimizzando ciò che esce dal ciclo produttivo. In parallelo, la traiettoria delle emissioni racconta un’accelerazione già in corso: dal 2010 le emissioni di CO₂ negli stabilimenti sono diminuite del 75%, con una roadmap che punta alla neutralità carbonica delle strutture entro il 2040 e l’obiettivo di zero emissioni nette entro il 2050.
Dai tessuti alle celle: materiali riciclati e riciclo batterie
La circolarità, però, non è solo un tema “di fine vita”. Parte dalla progettazione e arriva ai dettagli che il cliente tocca ogni giorno. È qui che entrano in scena i materiali riciclati e rinnovabili: filati come SEAQUAL® YARN, ottenuti da plastiche recuperate in ambiente marino, e microfibre come Dinamica®, prodotta con il 73% di poliestere riciclato attraverso processi a base d’acqua. Il passaggio successivo, inevitabile con l’aumento di modelli elettrificati, è il riciclo batterie: recuperare componenti e materiali diventa decisivo per rendere sostenibile l’intero ciclo, dall’uso allo smaltimento, riducendo anche i rischi legati alla disponibilità di risorse.
Un patto con la città: Barcellona come laboratorio europeo
Nel 2024, SEAT e CUPRA hanno rafforzato la collaborazione con il Comune di Barcellona per spingere innovazione ed economia circolare sul territorio. Il nuovo hub è la traduzione industriale di quell’impegno: non solo un impianto, ma un modello replicabile che alimenta l’ecosistema locale e rafforza il posizionamento della città come polo tecnologico. Se la mobilità del futuro sarà davvero più leggera – in termini di risorse, rifiuti ed emissioni – passerà anche da luoghi come questo, dove la sostenibilità smette di essere un concetto e diventa un processo misurabile.



















