Il “Mea Culpa” di smart: riconquistare la città dopo il buco dei SUV
Il 2026 segnerà il momento della verità per un marchio che, negli ultimi anni, sembra aver smarrito la propria bussola identitaria. Dopo aver virato con decisione verso segmenti più redditizi ma meno iconici con i modelli #1, #3 e l’imponente #5, smart ha dovuto fare i conti con una realtà brutale: aver abbandonato la city car pura ha lasciato una ferita aperta nel cuore delle metropoli europee. Il progetto della smart #2 nasce come un tentativo di rimediare a un errore di programmazione che ha permesso alla concorrenza di banchettare sulle ceneri della fortwo. Ma il mercato che la #2 troverà al suo debutto non è più quello di dieci anni fa: oggi la battaglia si gioca su centesimi di euro e su una concretezza che mal si concilia con i listini “premium”.
La sfida è titanica non solo per una questione di dimensioni, ma di sostenibilità economica. Progettare un veicolo ultracompatto che rispetti le direttive UE 2025 in termini di sicurezza e sostenibilità è un esercizio di equilibrismo finanziario. La nuova piattaforma tecnologica proprietaria, denominata Electric Compact Architecture (ECA), è il cuore di questa rinascita, ma dovrà dimostrare di poter competere con giganti che hanno già saturato la fascia d’ingresso del mercato elettrico. Il dubbio resta: il pubblico accetterà ancora di pagare un prezzo elevato per una vettura a soli due posti in un’epoca di razionalizzazione dei consumi?
Dacia Spring e Leapmotor T03: il muro del low-cost imbattibile
Se smart punta al design e allo status, il mercato reale oggi parla la lingua della Dacia Spring. La city car rumena è diventata il riferimento assoluto per chi cerca la mobilità elettrica al minor costo possibile, offrendo quattro posti e cinque porte a un prezzo che smart difficilmente potrà avvicinare. Accanto a lei si staglia l’ombra della Leapmotor T03, la vera “spina nel fianco” per il 2026. Grazie all’accordo con Stellantis, la T03 viene assemblata in Europa, schivando i dazi UE che invece colpiranno la produzione cinese di smart e Geely.
La Leapmotor T03 rappresenta il pragmatismo tecnologico: offre ADAS di livello 2 e una gestione intelligente degli spazi in meno di quattro metri. Per smart, presentarsi con una configurazione a due posti a un prezzo superiore ai 20.000 euro significa partire in salita. Gli ingegneri della piattaforma ECA stanno lavorando ossessivamente sulla dinamica di guida e sulla trazione posteriore per offrire un piacere di guida che Dacia e Leapmotor non possono garantire, ma basterà l’agilità urbana a giustificare un esborso maggiore per metà dei posti a sedere?
Renault Twingo e Fiat 500e: la sfida dello stile europeo
Il fronte dei competitor si allarga ai marchi storici europei che non hanno intenzione di cedere il passo. La nuova Renault Twingo E-Tech, attesa con un prezzo d’attacco inferiore ai 20.000 euro, punta tutto sull’effetto nostalgia e su una produzione interamente europea che garantisce stabilità ai listini. Dall’altra parte, la Fiat 500e continua a essere il punto di riferimento per chi cerca il design italiano e lo status. Sebbene la 500e si posizioni su una fascia di prezzo più alta, la sua versatilità e il fascino intramontabile la rendono la rivale diretta più pericolosa per la smart #2 nel segmento delle “seconde auto di lusso”.
A queste si aggiunge la Citroën ë-C3, che pur appartenendo a un segmento leggermente superiore, attira lo stesso pubblico urbano grazie a un comfort senza pari e a un prezzo estremamente aggressivo. La strategia di smart di rimanere fedele alle dimensioni ultracompatte è un atto di coraggio che la differenzia da tutte le altre, ma la espone al rischio dell’irrilevanza in un mercato che sta premiando le “small” capaci di fare tutto, dai piccoli traslochi ai viaggi fuori porta, funzioni precluse a una due posti secca.
L’incognita BYD e il futuro VW ID.1: il fattore tecnologico
Il quadro delle concorrenti si completa con i colossi globali. La BYD Seagull (che arriverà in Europa con un altro nome) terrorizza i costruttori europei con una tecnologia delle batterie (le famose Blade Battery) che permette costi di produzione inarrivabili. Se BYD riuscirà a mantenere il prezzo sotto i 20.000 euro nonostante i dazi, per la smart #2 la vita diventerà durissima. Sul fronte tedesco, invece, la Volkswagen ID.1 promette di portare la solidità del marchio di Wolfsburg nella fascia dei 20.000 euro entro il 2026, offrendo uno standard di sicurezza e un’abitabilità che smart difficilmente potrà pareggiare con le sue misure ridotte.
La world premiere della fine del 2026 sarà dunque l’ultima chiamata per un marchio che ha inventato la city car ma che ha permesso ad altri di scriverne il capitolo elettrico. Il successo della smart #2 dipenderà dalla sua capacità di essere percepita non come un’auto limitata, ma come uno strumento di libertà urbana superiore. Senza un’offerta finanziaria rivoluzionaria e un’integrazione software senza precedenti, il rischio è che il ritorno alle origini si trasformi in un malinconico viale del tramonto di fronte a competitor più giovani, più economici e, soprattutto, più versatili.
SCHEDA COMPARATIVA: IL MERCATO DELLE CITY CAR 2026
|
Modello |
Prezzo Stimato |
Posti |
Produzione / Dazi |
Filosofia |
|
smart #2 |
€21.000 – €23.000 |
2 |
Cina (Geely) / Dazi UE |
Premium / Iconica |
|
Dacia Spring |
€15.500 – €17.500 |
4 |
Cina / Incerta |
Essenziale / Budget |
|
Leapmotor T03 |
€18.900 – €19.900 |
4 |
Polonia / No dazi |
Pragmatica / Tech |
|
Renault Twingo |
< €20.000 |
4 |
Europa / No dazi |
Nostalgica / Urban |
|
BYD Seagull |
€18.000 – €20.000 |
4 |
Cina / Dazi UE |
Battery Leader |
|
VW ID.1 |
~ €20.000 |
4 |
Europa / No dazi |
Standard / Solida |
|
Fiat 500e |
€24.000 – €28.000 |
4 |
Italia / No dazi |
Lifestyle / Chic |



















