Stellantis Mirafiori: i volti dei dipendenti sulla Palazzina Uffici

La Palazzina Uffici di Mirafiori diventa un racconto corale: Stellantis espone i volti dei dipendenti torinesi sui ponteggi del cantiere storico.

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A volte un luogo storico torna a parlare non con i mattoni, ma con i volti. È quello che sta succedendo a Mirafiori, dove la Palazzina Uffici coperta dai ponteggi del cantiere si è trasformata in una grande immagine collettiva costruita con i dipendenti torinesi di Stellantis. Non una semplice affissione, ma un messaggio preciso: il rilancio di Mirafiori passa anche da chi questo luogo lo vive, lo attraversa e lo tiene vivo ogni giorno.

Un racconto corale nato dal basso

La forza dell’iniziativa risiede nella scelta di Stellantis di non usare la facciata come uno spazio neutro, ma come una superficie narrativa capace di raccontare l’anima umana del sito. Il progetto nasce da una survey rivolta ai dipendenti, i quali hanno espresso chiaramente la volontà di vedere immagini capaci di raccontare volti e momenti reali della vita in azienda.

È così che la comunità aziendale ha deciso di “metterci la faccia”. Il mood scelto è riassunto nel claim “Ogni brand. Ogni volto. Ogni sfida. Insieme”, una formula che restituisce l’idea di un luogo definito dalla pluralità delle persone che lo rendono vivo, rafforzando il senso di appartenenza e l’identità condivisa.

Un ponte verso il 2027

I lavori di riqualificazione della Palazzina Uffici sono iniziati nel novembre 2025 e procedono con l’obiettivo di riportare l’edificio a ospitare attività, relazioni e competenze entro il 2027. In questo passaggio, la nuova affissione funziona come un ponte tra il presente del cantiere e il futuro del complesso: una dichiarazione di continuità, ma anche di trasformazione.

Nel disegno di Stellantis, Torino e Mirafiori continuano a rappresentare un nodo centrale, non solo per le attività industriali ma anche per il rapporto tra fabbrica e città. Spostare l’attenzione sul capitale umano significa riconoscere che il futuro dell’industria automobilistica italiana non si costruisce solo con investimenti e cantieri, ma con il riconoscimento delle persone che ne custodiscono la memoria.