{"id":52278,"date":"2020-12-07T16:24:24","date_gmt":"2020-12-07T15:24:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.abmnews.com\/blog\/?p=52278"},"modified":"2020-12-07T16:24:30","modified_gmt":"2020-12-07T15:24:30","slug":"70-anni-fa-ripartiva-lo-stabilimento-di-russelsheim","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.abmnews.com\/blog\/70-anni-fa-ripartiva-lo-stabilimento-di-russelsheim\/","title":{"rendered":"70 anni fa ripartiva lo stabilimento di R\u00fcsselsheim"},"content":{"rendered":"\n<p>Lo stabilimento Opel di R\u00fcsselsheim \u00e8 ancora oggi uno dei principali centri mondiali di produzione automobilistica ed \u00e8 tradizionalmente all&#8217;avanguardia nell&#8217;industria del settore. La continua serie di migliorie ed il costante rinnovamento, di cui sono stati sempre oggetto nell&#8217;arco di oltre un secolo di attivit\u00e0, hanno permesso agli impianti produttivi Opel di mantenersi tecnologicamente all&#8217;avanguardia.<\/p>\n<p>Quando per\u00f2, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, gli Alleati arrivarono a R\u00fcsselsheim trovarono solo un cumulo di macerie. Circa il 50% degli edifici che costituivano l\u2019originale fabbrica Opel, era in parte o totalmente distrutto, il parco-macchinari era per la maggior parte inutilizzabile. Part\u00ec cos\u00ec un lungo lavoro per rilanciare l\u2019impianto che dal 1899 era stata al centro dell\u2019attivit\u00e0 produttiva di Opel.<\/p>\n<p>Con l&#8217;abilit\u00e0 e la capacit\u00e0 d&#8217;improvvisazione dei vecchi maestri artigiani nei mesi seguenti si riusc\u00ec non solo ad estrarre dalle macerie ed a riparare i macchinari, ma anche a ricostruire in parte le attrezzature mancanti. Quando il 15 Luglio 1946 il primo autocarro Opel Blitz da una tonnellata lasci\u00f2 le officine, a R\u00fcsselsheim cominci\u00f2 a regnare un nuovo ottimismo. Il primo cliente c&#8217;era gi\u00e0, un imprenditore di Wiesbaden, che aveva pagato 6.600 Marchi un Opel Blitz dotato di un 6 cilindri in linea di 2,5 litri. Un motore che era una vecchia conoscenza: si trattava infatti dello stesso propulsore usato nel 1938 per la prima Opel Kapit\u00e4n.<\/p>\n<p>Alla fine di quell&#8217;anno furono prodotti 839 autocarri Opel Blitz ed a R\u00fcsselsheim si guardava al futuro con meno incertezza. Concessionari e clienti chiedevano sempre pi\u00f9 spesso quando si sarebbe rivista un&#8217;automobile con il marchio Opel. Le norme imposte dalle Potenze alleate per\u00f2 proibivano ancora la costruzione di automobili di cilindrata superiore a 1.500 cc.<\/p>\n<p><strong>Ripartenza nel segno della berlina Opel Olympia<\/strong><\/p>\n<p>Alla direzione della Opel non rest\u00f2 altra scelta che riproporre la berlina Opel Olympia, un modello di fascia media, il cui 4 cilindri di 1,5 litri non contravveniva alle norme di occupazione. Nella Primavera del 1947, mentre da una parte gli ingegneri sviluppavano tecnicamente la Opel Olympia, dall&#8217;altra gli operai si preoccupavano di riparare le catene di montaggio, gli attrezzi e le presse necessarie ad una produzione in serie sia pure di piccole dimensioni.<\/p>\n<p>Quando, settanta anni fa, nel 1950, fu ultimata la ricostruzione post-bellica dello stabilimento di R\u00fcsselsheim, la Opel present\u00f2 la nuova Olympia, dimostrando di avere concluso la prima fase della sua ricostruzione. A 6.875 Marchi veniva offerta una vettura equipaggiata con un motore da 37 CV (portato l&#8217;anno dopo a 39 CV) con cambio al volante a 3 marce e trazione posteriore. Per coloro che vedevano nella loro Opel Olympia qualcosa di pi\u00f9 di un semplice mezzo di locomozione, c&#8217;era poi una versione cabriolet, sia pure prodotta in pochi esemplari. Molti carrozzieri proponevano infine versioni station wagon, particolarmente apprezzate da quanti utilizzavano la Opel Olympia anche per lavoro. Sebbene ci fossero ancora milioni di disoccupati ed una gran parte della popolazione vivesse in case riparate in modo approssimativo, si vedevano gi\u00e0 le prime avvisaglie del &#8220;miracolo economico&#8221; e chi aveva soldi voleva anche che si notasse. E&#8217; quindi comprensibile che sulla Opel Olympia si sprecassero le cromature sul radiatore e sulle ruote.<\/p>\n<p>Da allora la crescita della Opel sui mercati europei procedette in gran parte con lo sviluppo dello stabilimento di R\u00fcsselsheim. Lo stesso dove, nel 1924, Opel aveva installato la prima catena di montaggio dell&#8217;industria automobilistica tedesca, dove due anni dopo tutti i settori produttivi erano stati collegati alla catena dal montaggio, dove, nel 1935, si inizi\u00f2 a costruire in serie la prima automobile a scocca portante. Maggiore leggerezza, prestazioni pi\u00f9 brillanti a parit\u00e0 di motore, consumi pi\u00f9 contenuti e maggiore sicurezza erano i vantaggi derivanti da questa soluzione. Dal punto di vista produttivo c&#8217;era un&#8217;altra importantissima novit\u00e0, destinata a trovare grande diffusione nell&#8217;industria automobilistica: il cosiddetto &#8220;matrimonio&#8221; della carrozzeria e del motore. Assali preassemblati e motori non venivano pi\u00f9 appoggiati sul telaio nudo, bens\u00ec sollevati dal basso all&#8217;interno della scocca. La Opel costru\u00ec elevatori appositamente per quest&#8217;uso.<\/p>\n<p><strong>Innovazione, automazione e razionalizzazione<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019evoluzione dell\u2019impianto prosegu\u00ec ovviamente anche nel Secondo Dopoguerra. Gi\u00e0 nella prima met\u00e0 degli Anni Cinquanta, l&#8217;azienda invest\u00ec complessivamente 300 milioni di Marchi, una somma immensa per quell&#8217;epoca. Innovative apparecchiature elettroniche, pneumatiche e di precisione, nonch\u00e9 una serie di strumenti di prova, permisero a Opel di ottenere tolleranze costruttive che allora erano considerate molto strette. L&#8217;installazione di un nuovo trasportatore interno fece aumentare ulteriormente la capacit\u00e0 produttiva che, con oltre 167.000 unit\u00e0 nel dicembre 1954, registr\u00f2 un incremento di circa il 60% da un anno all&#8217;altro.<\/p>\n<p>Con la posa della prima pietra dell\u2019edificio K40, nel maggio 1954 Opel avvi\u00f2 quello che allora era considerato il pi\u00f9 grande progetto di nuova costruzione industriale della Repubblica Federale Tedesca. I nuovi edifici ospitavano non solo il reparto presse, ma anche quello dell&#8217;assemblaggio finale. Le linee di produzione, lunghe complessivamente 28 chilometri, furono avviate il 13 agosto 1956 ed occupavano una superficie di 286.000 metri quadri. La produzione raggiunse i mille veicoli al giorno.<\/p>\n<p>Un ulteriore salto innovativo si ebbe, nel 1981, con l&#8217;apertura del nuovo reparto verniciatura. Gigantesco &#8211; misurava 400 metri in lunghezza, 80 in larghezza e 32 in altezza &#8211; dava una nuova impronta allo stabilimento. Le vere novit\u00e0 erano per\u00f2 al suo interno. Opel era il primo costruttore di automobili del mondo che utilizzava vernici ecocompatibili a base di acqua nella sua produzione in serie, dapprima per la mano di fondo e quindi anche per quelle successive. Sistemi elettronici furono utilizzati per gestire l&#8217;intero processo e tenere sotto controllo la qualit\u00e0. Robot presero il posto degli uomini ovunque non si potessero escludere danni per la salute.<\/p>\n<p>Oltre all&#8217;impiego dei robot su larga scala, alla fine degli Anni Ottanta l&#8217;impianto di R\u00fcsselsheim vide concretizzarsi un&#8217;altra nuova tendenza: con la produzione modulare Opel introdusse infatti le prime parvenze del lavoro di gruppo. Nelle cosiddette &#8220;isole di montaggio&#8221;, lontano dalla catena vera e propria, il personale metteva insieme sottogruppi come le porte. Il lavoro divenne di gran lunga pi\u00f9 interessante che lungo la catena di montaggio poich\u00e9 le operazioni manuali, prima svolte singolarmente, erano ora effettuate all&#8217;interno di gruppi di lavoro. Lo stabilimento di R\u00fcsselsheim anticip\u00f2 pertanto un nuovo metodo di lavoro che nel giro di pochissimi anni fu largamente adottato dalle Case automobilistiche.<\/p>\n<p><strong>Costruire automobili nel XXI Secolo<\/strong><\/p>\n<p>In questo senso si colloca anche il grande rinnovamento dell\u2019impianto pienamente operativo dal 2002 quando l\u2019infrastruttura fu migliorata con la costruzione di una nuova centrale elettrica e con un reparto presse che rappresenta lo stato dell&#8217;arte nel suo genere ed \u00e8 uno dei pi\u00f9 efficienti al mondo.<\/p>\n<p>La particolare forma a stella dell&#8217;area su cui sorge il reparto assemblaggio (48.000 metri quadri di superficie) presenta particolari vantaggi rispetto alle disposizioni tradizionali: consente una buona visione complessiva dell&#8217;intera area di produzione, riduce le distanze, migliora le comunicazioni interne. Ha inoltre permesso di realizzare 70 aree di sosta per autocarri in modo che le merci possano essere consegnate direttamente sul luogo dove vanno montate.<\/p>\n<p>La linea di produzione si sviluppa lungo quattro punte della stella, mentre sulla quinta si preparano le porte ed i moduli dei cruscotti prima di inserirli nel flusso della produzione. Ciascuna punta forma un elemento separato con una propria zona cuscinetto. Grazie a questa disposizione decentrata, una qualsiasi interruzione presso una delle 175 stazioni di lavoro (oltre ai punti di controllo e di collaudo) non influisce immediatamente sull&#8217;intero processo produttivo. Un altro vantaggio \u00e8 che si possono montare modelli differenti sulla stessa linea.<\/p>\n<p>Materiali e componenti sono preparati secondo una sequenza di produzione attentamente programmata nel cosiddetto Business Mall che provvede anche alle consegne. Ci\u00f2 rende quasi superfluo l&#8217;immagazzinaggio ed il complicato processo di preassemblaggio. Al centro della stella c&#8217;\u00e8 il cosiddetto centro nervoso con i suoi quadri informativi e sale riunioni. Le vicine aree ricreative del personale e gli uffici sono posti sul lato esterno dell&#8217;edificio in un&#8217;ala a tre piani che ha una superficie complessiva di 3.000 metri quadri.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"","protected":false},"author":2,"featured_media":52279,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"tdm_status":"","tdm_grid_status":"","footnotes":""},"categories":[293,295],"tags":[],"class_list":["post-52278","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-news","category-opel"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.7 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>70 anni fa ripartiva lo stabilimento di R\u00fcsselsheim - AbmNews<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.abmnews.com\/blog\/70-anni-fa-ripartiva-lo-stabilimento-di-russelsheim\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"70 anni fa ripartiva lo stabilimento di R\u00fcsselsheim - 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