Il mercato auto italiano cresce ad aprile, ma UNRAE rivede al ribasso le stime 2026 tra fiducia debole, fiscalità e dazi.
Il mercato auto italiano chiude aprile con una crescita a doppia cifra, ma il dato non basta a cambiare la lettura di fondo: la domanda resta fragile e le previsioni per il 2026 vengono riviste al ribasso. Nel mese sono state immatricolate 155.210 autovetture, l’11,6% in più rispetto alle 139.106 unità di aprile 2025. Il primo quadrimestre sale così a 640.083 immatricolazioni, in aumento del 9,8% sullo stesso periodo dello scorso anno, ma resta ancora sotto del 10,2% rispetto ai livelli del 2019. È questo il punto che conta per l’industria automotive: il mercato recupera volumi, ma non è ancora tornato alla normalità pre-crisi.
La revisione delle stime da parte di UNRAE fotografa bene il cambio di scenario. Nonostante un avvio d’anno migliore delle attese, il peggioramento del quadro macroeconomico porta l’associazione a ridurre di 10.000 unità la previsione per il 2026, ora fissata a 1.530.000 immatricolazioni. Il dato sarebbe sostanzialmente stabile rispetto al 2025, con un marginale +0,3%, ma ancora inferiore del 20,2% al 2019, pari a circa 387.000 auto in meno. In altre parole, la ripresa c’è, ma rimane incompleta.
Il presidente di UNRAE, Roberto Pietrantonio, mette al centro il tema della fiducia. Famiglie e imprese rinviano le decisioni d’acquisto perché il contesto cambia rapidamente: costo del denaro, potere d’acquisto, incertezza sugli incentivi, fiscalità e transizione energetica pesano tutti sulla domanda. Per il settore, questo significa una programmazione più difficile lungo tutta la filiera, dalle case automobilistiche ai concessionari, fino ai servizi finanziari e al noleggio.
Il dato più dinamico arriva dalle alimentazioni elettrificate. Le auto elettriche pure, cioè le BEV, raggiungono ad aprile una quota dell’8,5%, quasi raddoppiando rispetto al 4,8% di aprile 2025, anche se in lieve flessione sull’8,6% di marzo. La crescita riflette ancora l’effetto degli incentivi e degli ordini raccolti nel 2025, concentrati in modo rilevante su un singolo modello a prezzo contenuto, reso ancora più competitivo dagli 11.000 euro di abbattimento legati agli incentivi. Quel modello pesa da solo circa il 31% del totale BEV immatricolato nel mese.
Anche le ibride plug-in, le PHEV, continuano a crescere. La quota di aprile sale al 9,1%, contro il 5,7% dello stesso mese del 2025, sostenuta dall’ampliamento dell’offerta e dalle norme sulle vetture aziendali in fringe benefit. Complessivamente, le auto ricaricabili, indicate come ECV, arrivano al 17,6% del mercato. È un segnale importante, ma non ancora strutturale: l’elettrificazione avanza quando prezzo, fiscalità e disponibilità di prodotto si combinano in modo favorevole.
Proprio sugli incentivi resta aperto il nodo dei rimborsi dei contributi MASE. Secondo UNRAE, l’esposizione finanziaria sostenuta dai concessionari rende urgente accelerare le procedure e fornire informazioni puntuali sui veicoli effettivamente immatricolati con contributo, distinguendo tra autovetture e veicoli commerciali leggeri. Per la rete distributiva non è un aspetto secondario: tempi lunghi di rimborso significano liquidità immobilizzata e minore capacità di sostenere nuove operazioni commerciali.
Il tema fiscale è ancora più rilevante per le flotte aziendali. UNRAE chiede una riforma della fiscalità dell’auto in chiave green, intervenendo su detraibilità IVA, deducibilità dei costi e periodo di ammortamento. L’obiettivo è avvicinare l’Italia ai principali mercati europei e usare le flotte come leva per accelerare il rinnovo del parco circolante. La proposta prevede, tra l’altro, l’innalzamento della deducibilità per le vetture a zero emissioni e per quelle nella fascia 1-60 g/km di CO2, oltre all’aumento del costo massimo fiscalmente riconosciuto a 26.000 euro per alcune categorie.
La struttura del mercato conferma intanto una crescita dei privati, che ad aprile raggiungono il 50,3% del totale, guadagnando 3,3 punti. Le autoimmatricolazioni salgono al 10,3%, mentre il noleggio a lungo termine scende al 21,2%, penalizzato soprattutto dalle captive. Il noleggio a breve termine cresce invece al 13,1%, spinto anche dalla stagionalità, mentre le società si fermano al 5,2%.
Tra le alimentazioni, le ibride restano dominanti con il 49,1% del mercato di aprile: le full hybrid valgono il 16,5%, le mild hybrid il 32,6%. La benzina arretra al 20,4%, il diesel scende al 6,9%, il GPL al 6,1%. La riduzione delle emissioni medie di CO2, calate a 107,2 g/km ad aprile, riflette proprio il peso crescente delle motorizzazioni elettrificate e il ridimensionamento delle alimentazioni tradizionali.
Lo scenario resta però esposto anche a fattori internazionali. Le nuove tensioni sui dazi tra Stati Uniti ed Europa, con l’amministrazione Donald Trump pronta ad alzare al 25% le tariffe sulle auto europee, aggiungono incertezza a un comparto già alle prese con costi industriali elevati, transizione tecnologica e concorrenza globale. Per UNRAE, la competitività non si difende con barriere commerciali, ma con investimenti, cooperazione e regole stabili.
Il messaggio che arriva da aprile è quindi doppio. Da una parte il mercato italiano mostra una domanda ancora vitale, soprattutto tra privati ed elettrificate. Dall’altra, il confronto con il 2019 e la revisione delle stime 2026 indicano che la ripresa non è autosufficiente. Senza fiscalità coerente, infrastrutture di ricarica più diffuse, costi energetici sostenibili e una politica industriale prevedibile, la crescita rischia di restare episodica.
